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Mercoledì, 08 07 2020

Contributi "Andrà tutto bene"

 


 

Tema assegnato: Nelle ultime settimane il Coronavirus, questo ceppo virale che ha provocato una gravissima epidemia che ha causato migliaia di morti, ci ha messo dinanzi una serie di considerazioni: se da un lato abbiamo riscoperto la socialità in famiglia , abbiamo utilizzato le videochiamate per lavorare o studiare o abbiamo cantato dai balconi, dall’altra parte siamo rimasti spaventati, spaesati, angosciati dalla mancanza di libertà, dalle restrizioni imposte alla nostra vita, dalla paura di non saper cosa fare; ci siamo resi conto in una sola parola, della fragilità umana. Quali emozioni e sentimenti sono maturati in te? Esprimi le tue osservazioni. 

Ieri sera ero sdraiata nel letto con le cuffiette nelle orecchie a tutto volume e riflettevo su quanto questo coronavirus avesse cambiato e cambierà la vita a tutti noi.

Partiamo dall’inizio: era il 9 marzo e, a causa delle restrizioni imposte dallo Stato, non ho potuto incontrare il mio ragazzo. Il 15 marzo sarebbe stato il nostro primo anniversario e, a causa di questo male, ho dovuto festeggiarlo lontana in videochiamata; questa è stata una coltellata al cuore.

Da quel giorno la mia vita è diventata monotona: mi sentivo male e vuota e, anche se la mia famiglia faceva di tutto per starmi vicina, io ero nel mio tugurio e pensavo solo a quanto fosse straziante la sua mancanza.

Nel contempo, la mia vita è continuata sempre peggio. Inizialmente ho iniziato a mangiare troppo, a non mangiare proprio, poi a non alzarmi dal letto fino alle 11 nei weekend e ancora a studiare o leggere come una pazza, ma senza risultati, in quanto ho iniziato ad accumulare insufficienze, nonostante mi dessi un gran da fare. E anche se sapevo che c’era gente che stava molto peggio non mi interessava: io avevo il MIO male che era superiore a quello di tutti gli altri.

Poi le litigate e l’allontanarsi, anche se l’amore era comunque forte. Sono stati giorni contraddistinti da affetto e rabbia, a causa della solitudine interiore che mi attanagliava.

Poi i conti alla rovescia: ogni volta che il Presidente del Consiglio Conte diceva “tra tot giorni potrà iniziare una progressiva fase due” provavo sempre più dolore nel sentire prolungare i giorni.

Finalmente l’ultimo discorso del premier nel quale ha comunicato che il 4 maggio sarebbe arrivato veramente il mio giorno tanto atteso. È assurdo, ma mentre sentivo le sue parole ho tremato e pianto. Mi sembrava incredibile: dopo due mesi d’inferno, finalmente avrei visto la luce. Quindi ultimo conto alla rovescia, finalmente!

Tutta questa situazione mi ha fatto capire quanto l’essere umano sia fragile. Sono morte troppe persone e nel giro di pochissimi mesi; è stato assurdo vedere i numeri crescere così come se fosse una semplice addizione e non vite umane con un corpo e con persone a cui tenevano.

Ho visto il terrore negli occhi delle persone che incrociavo al supermercato, anche se io ero tranquilla perché alla fine allarmismo e terrore non servono a nulla; basta prevenire utilizzando le precauzioni consone e seguire le regole.

Mi sono resa conto che una classe sociale pressoché mai considerata, è diventata fondamentale: quella dei medici. Sono stati elevati ad eroi in quanto hanno fatto orari estenuanti ed autodistruttivi. Sono stati lontani e poco presenti per i propri figli o cari.

Ma una cosa su cui ho ragionato è che questo virus non guarda in faccia chi sei, non gli interessa se sei ricco o povero, buono o cattivo; lui arriva e ti porta via la vita. Questo mi ha fatto riflettere su una cosa che ogni tanto si sottovaluta: la salute è la cosa più importante di tutte.

Io non avrei mai creduto che una qualsivoglia persona mi sarebbe mancata a tal punto. Fino a farmi stare male fisicamente e psicologicamente.

Alla fine, guardando tutta la situazione dall’esterno, il mio male non era nulla, anzi potevo vivermela meglio, godermi la mia bellissima famiglia e dedicarci del tempo invece che sotterrarmi con le mie stesse mani. Il problema è che in quel momento riuscivo solo ad essere egoista e di questo me ne vergogno molto. Ma il fattore positivo è che sono cresciuta, mi sono guardata dentro e ho smussato alcuni lati del mio carattere.

Spero che si ritornerà presto alla vita normale, quando se incontravi qualcuno al supermercato si scambiavano due parole o ci si salutava dandosi un abbraccio; quando si poteva andare a scuola senza nessun problema; quando non serviva l’autocertificazione per vedere un’amica o una persona cara che non sia necessariamente un congiunto.

Ecco, quando tutto questo sarà successo, potrò finalmente dire che quella che sto vivendo si chiama VITA! (Giorgia, IV AC)

(11 maggio 2020)


 

ANDRA' TUTTO BENE (Patryk 2AEO)

GUARDA IL CONTRIBUTO

 (3 aprile 2020)


COVID 19

Chi avrebbe mai pensato che il mondo potesse vivere una situazione simile, un nemico invisibile, non si hanno armi per affrontarlo, ma solo una mascherina o un paio di guanti… Passerà, non si sa, ma speriamo avvenga  il prima possibile… Troveremo la forza di ricominciare più forti di prima. Per ora l’unica cosa che possiamo fare è cercare di stare a casa e supportare in qualche modo tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che stanno facendo il possibile per aiutare e salvare la vita di un intero mondo. (Martina 3BSV)

(27 marzo 2020) 


COVID 19

Covid 19 può sembrare il titolo di un videogioco, ma purtroppo è una realtà pericolosa che può portare addirittura alla morte. All’inizio poteva sembrare una semplice influenza, ma con il passare del tempo abbiamo capito che dovevamo combattere contro un mostro più forte di noi. Nei miei pensieri da 16 enne osservo il mondo intorno a me e sembra tutto così surreale… come se fossi chiusa in una gabbia senza via d’uscita. Per fortuna però non sono sola ad affrontare  tutto ciò perché ho il supporto morale della mia famiglia che riesce a farmi affrontare questo incubo con più positività, facendomi meditare sul fatto che ci sono persone tanto più sfortunate di me che non potranno mai più uscire da questa “gabbia” perché hanno perso contro il mostro. Allora io posso solo dire che io troverò la chiave per aprirla e ricominciare a vivere la mia vita con tutte le persone che mi sono mancate in questi giorni bui e con la consapevolezza che anche le piccole cose che prima  mi sembravano banali e poco importanti servono invece a rendere la nostra vita unica e bella. (Giorgia 3BCSV)

(27 marzo 2020)


Ai tempi del coronavirus

Tutto iniziò verso la fine di Febbraio, in Cina, dove accendendo la televisione cominciavano a comparire notizie su questo nuovo virus, chiamato a quei tempi coronavirus, dicevano sarebbe scoppiata una pandemia e che ci sarebbero state delle morti, ma in tutto ciò a queste notizie io non credevo molto. Nei giorni seguenti i contagiati aumentavano e i decessi erano sempre più frequenti,ma in Italia come nel resto del mondo non c’era ancora tutta questa allerta,poi andando a scuola non davo molto importanza a tutto ciò che succedeva, uscivo regolarmente di casa,mi allenavo come ogni singolo giorno,prendevo i mezzi e vedevo gli amici come se non stesse accadendo nulla. Le preoccupazioni cominciarono a farsi sentire nei giorni successivi quando le notizie che venivano date dal telegiornale erano sempre più allarmanti e in cui dicevano che non si poteva più uscire dalla propria residenza, se non per fare la spesa o per cure mediche. La situazione si stava facendo più grave del previsto. Poco tempo dopo mi ritrovai solo più a pensare a ciò che mi circondava, ero in casa con la mia famiglia e non potevo fare altro. Essendo una persona molto socievole, stare lontano dalle altre persone era diventato davvero difficile e rimanere a pensare a tutto ciò che stava succedendo in torno mi demoralizza, tanto da chiudermi in camera e non fare nulla tranne che guardare delle serie TV su Netflix. I primi giorni non sapevo cosa fare ma presi la situazione in mano e incominciai a trovare delle cose da fare, la mia routine era diventata stare in casa facendo i compiti e allenandomi in ogni modo a partire dalla palestra fino ad arrivare al ballo,uno dei miei hobby se non futuro lavoro. Accendendo raramente la tv sentivo solo notizie negative sull’Italia, ovvero che i contagiati aumentavano giorno dopo giorno e il pericolo era sempre più alto, soprattutto nelle regioni del nord, quali Piemonte, Lombardia e Veneto. In riferimento a tutto ciò penso, che le norme prese dal governo non siano abbastanza sufficienti a ridurre i contagi,la popolazione non si presta ad ascoltarle e anzi alcuni tutt’ora non le seguono. Siamo in una situazione difficile ma se ognuno fa del suo potremmo superare tutto ciò con molta facilità e risolveremmo l’epidemia, è davvero solo questione di tempo. In tutto questo però l’unica cosa che mi manca davvero tanto e il fatto di poter riabbracciare gli amici più stretti e di tornare a vivere una vita normale ricca di felicità, senza esser costretto a stare rinchiuso dentro queste quattro mura.

Dai Italia ce la possiamo fare dobbiamo metterci tutti insieme a migliorare la nostra sanità. (Loris 5BC)

(20 marzo 2020)


LA VITA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

All’inizio dell’emergenza dovuta dal coronavirus, molte persone sottovalutarono la situazione, tra i quali un ragazzo di nome Daniele che vive a Torino insieme a sua nonna per questioni di studio, frequenta l’ultimo anno di superiori. I primi contagi emersi in Italia portarono alla chiusura delle scuole, si sconsigliava di uscire di casa tranne che per casi di necessità e di evitare assembramenti per ridurre la diffusione del virus, ma la maggior parte dei giovani compreso Daniele presi dall’euforia della chiusura delle scuole non diedero importanza a queste restrizioni e continuarono ad uscire. Dopo una decina di giorni i casi positivi al coronavirus continuarono ad aumentare, a questo punto il Governo emanò un nuovo decreto con maggiori restrizioni e con l’obbligo di non uscire dalle proprie abitazioni, ma Daniele stufo di stare a casa organizzò di uscire di nascosto ed incontrare i suoi amici, nonostante la nonna non fosse d’accordo. Daniele ed i suoi amici iniziarono a vedersi al parco e passavano diverse ore insieme quasi tutti i giorni, fino a quando una mattina si svegliò con la febbre a 38°C, pensando fosse una semplice influenza prese la tachipirina, ma la febbre continuò a salire ed iniziò ad avere difficoltà respiratorie, allora la nonna molto preoccupata, decise di chiamare l’ambulanza. Una volta arrivato in ospedale gli fecero un tampone e qualche ora più tardi scoprì di essere positivo al coronavirus e venne subito ricoverato, con il passare dei giorni Daniele continuò ad aggravarsi ed entrò in coma. La storia di Daniele venne trasmessa al telegiornale e fece il giro di tutti i social, i suoi amici e tutte le persone che sottovalutarono il virus si misero a riflettere e capirono la gravità della situazione e quanto era importante rispettare le norme emanate dal Governo. Con il passare delle settimane iniziarono a diminuire i contagi ed i medici riuscirono a trovare una cura per sconfiggere il virus, infatti aumentarono i guariti e con il passare del tempo la malattia svanì quasi del tutto. Finalmente Daniele dopo due mesi di coma si svegliò, ma purtroppo ricevette una brutta notizia, gli viene comunicato che sua nonna era ricoverata nel suo stesso ospedale e che si trovava in gravi condizioni di salute, allora chiese subito agli infermieri di poterla vedere, ma dovette accontentarsi di vederla da dietro un vetro poiché si trovava in terapia intensiva; Daniele vedendo sua nonna scoppiò a piangere perché si sentì responsabile dell’accaduto e solo allora capì che doveva prendere seriamente la situazione. La nonna lottò a lungo in ospedale, ma non riuscì a reagire alle cure e a causa della sua età avanzata decedette. (Paola 5BC)

 (20 marzo 2020)


La vita ai tempi del coronavirus

Il coronavirus nasce in Cina i telegiornali inizialmente ne parlano poco perché non sembrava una cosa così grave ma sopratutto che si potesse diffondere così in fretta in tutto il mondo. Infatti dopo qualche mese le cose cambiano il virus non è solo più in Cina ma si è diffuso in tutta l'Italia causando sempre più morti e contagiati, i telegiornali iniziano a parlarne un po’ più seriamente dettando delle regole di sicurezza per tutti i cittadini fornite dal governo. Secondo me questa è una guerra batteriologica perché al giorno d'oggi non si fanno più le guerre con le armi.

Questo virus è molto pericoloso sopratutto per gli anziani e bambini con malattie già presenti e problematiche, nonostante ci siano molti morti ci sono anche molti guariti perché anche se si prende il virus non è detto che si muore. Secondo me il governo inizialmente ha preso sottogamba tutta questa storia perché al posto di fare qualcosa subito ci ha pensato solo pochi giorni fa a far chiudere i negozi, bar, ristoranti, i luoghi di culto, gli eventi pubblici, le scuole, le poste, le banche e a far stare a casa la gente "Quarantena" per evitare il contagio. La quarantena non è molto facile ma non solo per me credo di parlare per tutte le persone del mondo ma nonostante tutto questo stiamo a casa perché sono le regole è anche per non ammalarci. Non avrei mai pensato di dirlo ma non vedo l'ora di tornare a scuola con i miei amici senza tenere la distanza di un metro, non poter stringersi la mano, uscire di casa e fare una passeggiata, andare al parco senza controlli. Ma stando in quarantena si riesce a rafforzare i rapporti di famiglia. Spero che tutta questa storia finisca in fretta senza altri morti e contagiati è che si possa sconfiggere questo virus senza che rimanga nell'aria. L'Italia vincerà questa battaglia è tornando più forte di prima. (Arianna 5BC)

(20 marzo 2020)


La storia di Xao e il coronavirus

Sono Xao, sono un cagnolino che purtroppo non ha mai avuto un padroncino, sono qui nel mio parchetto dove mi diverto a stare con gli altri cagnolini della mia stessa natura, ad un tratto però vedo tutti i miei compagni con le orecchie alzate con comportamento vigile, riuscivo a sentire la loro paura ed io rimanevo ignaro. Non sapevo cosa stesse per accadere,ad un tratto vedo delle persone avvicinarsi ai miei amici e da lì sento un enorme frastuono. Ho subito chiuso gli occhi e quando li ho riaperti ho visto il mio amico cadere a terra, ancora si dimenava, sentivo il suo dolore e la persona davanti a lui teneva in mano un aggeggio... penso che è da lì che sia arrivato l’immenso frastuono. Vedo alcuni miei amici che scappano, d’istinto scappai anch’io. Mentre correvo per la città di Wuhan mi nascosi in alcuni vicoli bui avevo dove ho conosciuto altri cani cacciati dalle loro famiglie, mi ricordo che si chiamavano Gin e Tenshi. Gin era un cucciolo di pastore importato dall’Italia mentre Tenshi era un labrador, a quel punto gli dissi cosa stava accadendo, ma anche loro erano ignari di cosa stesse succedendo... mentre parlavo con Gin e Tenshi vidi delle luci di torce, erano gli umani perciò scappai assieme ai miei due compagni, ma mentre cercavamo di scappare gli altri due cagnolini vennero colpiti alle zampe, il rumore era lo stesso frastuono che avevo sentito al parco, per Gin e Tenshi non c’era più niente che potessi fare perciò scappai di nuovo cercando di seminare gli umani, corsi tutto il giorno, ero completamente sfrenato, ma per fortuna gli uomini non mi stavano più inseguendo perciò provai a dormire per recuperare le forze, ma dopo un po’ di ore mi svegliai perché sentì un rumore ed iniziai a ringhiare, ma l’odore che sentivo non era il solito odore degli umani perciò abbassai la guardia e vidi arrivare un altro cane ,lo annusai di nuovo e notai che era una cagnolina femmina, era ridotta male. Dopo che lei si era presentata decisi di presentarmi anche io e lei mi rispose,la sua voce aveva un tono molto molto delicato “Piacere di conoscerti Xao, anche tu sei in fuga dagli umani, se vuoi posso aiutarti a capire” Non ci ripensai due volte e le dissi di sì, volevo sapere la questione e se poteva finire “Come ben saprai gli umani sono stati colpiti da una malattia,il coronavirus così la chiamano gli umani e pensano che anche noi siamo infetti quindi vogliono sterminarci tutti” Al solo pensarci mostrai i denti ed iniziai a ringhiare, volevo vendetta contro gli umani, ma mentre parlavo con Akiko io stesso venni colpito al collo, era ormai tardi per accorgersene prima... Dopo di me fu colpita anche Akiko, ed in punto di morte dissi con un tono ormai lento pensavo di essere il migliore amico dell’uomo e invece non avrò mai un padrone su cui mostrare la mia eterna fedeltà... (5BC)

(20 marzo 2020)


Analisi del COVID-19

Così all’improvviso ci troviamo tutti a combattere contro un misterioso virus. Esso appare misteriosamente in Cina, le trasmissioni televisive ci parlavano di molti infetti e tra questi molti erano in terapia intensiva. Nel giro di pochi giorni si manifestò una tempesta di contagi anche qui in Italia. Da subito notai quanto l’italiano fosse stupido, tanto che ad oggi nessuno è stato in grado di spiegarci cose certe sul virus, dal tempo di incubazione alla sua reale pericolosità. Il COVID-19 più che un virus letale, si è dimostrato un virus mediatico, al punto che molti giornalisti, seppur ignoranti, privi di qualsiasi nozione scientifica e medica, giornalmente continuano a propinarci messaggi terroristici. Ho riscontrato un’incapacità organizzativa da parte della politica italiana, soliti litigare tra loro e divertirsi nelle loro apparizioni televisive, gettandoci l’intera nazione alla berlina dei paesi stranieri i quali ci considerano degli appestati. Questa tipologia di virus ha un tasso di mortalità veramente basso, gli unici soggetti a rischio di morte sono le persone che hanno già diverse patologie gravi. Il virus oltre a portare allarmi nelle popolazioni italiane sta anche fornendo un elevato danno all’istruzione italiana facendo chiudere istituti scolastici e universitari. Oltre a ciò sono state coinvolte alla chiusura anche le strutture private ad uso pubblico ad esempio i cinema e teatri. In campo scientifico, invece, i virologi affermano di non saper ancora a che determinata temperatura si possa uccidere il virus. Secondo il mio punto di vista, nonostante sia stressante, rimanere richiusi in casa è l’unico modo per salvaguardare la popolazione; la vita comporta dei sacrifici e bisogna accettarli. Le persone che si lamentano e che se ne fregano prendendo la questione sottogamba significa che non hanno capito nulla della gravità della situazione assai generata. Perché bisogna mettere in pericolo le persone che ci hanno preceduto, i genitori e i nonni? Per noi questo virus potrebbe essere una normale banalità ma per chi ha già dei problemi di salute preesistenti, i cosiddetti immunodepressi, non sarà una banalità per loro questa determinata situazione può essere abbastanza grave. (5BC)

(20 marzo 2020)


Coronavirus epidemia 

Da gennaio è uscita la notizia che in Cina che dei cittadini sono venuti a contatto con un virus chiamato coronavirus, all’inizio non sembrava niente di pericoloso ma nel andare avanti ci sono stati dei casi che sono iniziati a peggiorare e alcuni anche a morire; i cinesi hanno tenuto tutto segreto fino a metà gennaio. In Italia si sentivano solo delle notizie e la gente non era preoccupata, fino a quando all’inizio di febbraio ci furono i primi casi anche qua; all’inizio ci fu poca preoccupazione nella popolazione e si andava avanti con la vita; con la gente che continuava a fare i loro compiti come andare a lavoro o a scuola per i studenti e il fine settimana a continuare a uscire e fare festa con gli amici e con altra tanta gente; fino a quando a metà febbraio iniziarono ad essere sempre più casi è i primi decessi. La repubblica italiano inizio a chiudere le scuole per proteggere i studenti e i bambini, per i contagiati erano in continuo aumento anche i decessi così si inizio a dividere i paesi o in momenti peggiori le regioni in zone rosse, arancioni o gialli in base alla gravità del contagio. A fine febbraio la repubblica allunga i giorni per i studenti di stare a casa Gino a metta marzo e poi fino ad inizio aprile; però per colpa di questa situazione quelli che sono più in difficoltà sono i genitori che con il lavoro devono trovare anche un modo per tenere d’occhio i bambini e quindi l’unico modo era di lasciarli ai nonni, e così i nonni iniziano a portare i nipoti nei parchi o in posti affollati è il contagio di coronavirus aumento più o meno in tutta l’Italia per colpa della gente che scappava dalla città in cui viveva che era già contagiata in città ancora sane. La repubblica italiana fu obbligata quindi a mettere in zona rossa tutta l’Italia e obbligare la gente a rimanere a casa e a chiudere la maggior parte delle attività tranne i centri commerciali, le piccole attività alimentari dei piccoli paesini e le farmacia. I primi giorni di quarantena sono stati duri perché molta gente non sapeva cosa fare e molta gente cerco di uscire di casa ma le forze dell’ordine li fermò mettendoli sanzioni. Per gli studenti di tutta Italia sono iniziate le video lezioni e i compiti a casa, che per mio parere non siamo ancora pronti per queste cose, come io è molti altri miei amici non riusciamo a capire tanto e stare dietro alle cose che ci danno i professori; le video lezioni per la maggior parte delle volte non funzionano bene perché per alcuni come me che vive in montagna un po’ isolati dall’umanità la connessione internet va a scatti. In questi giorni però ho capito quanto è importante andare a scuola perché ho capito che se iniziassimo a fare le video lezioni o i compiti a casa molti studenti non farebbe niente e non capirebbe niente, anche se a scuola molte ore non riesci a seguire quel poco e riesci a studiare un po’ non come a casa con qualsiasi cosa ti distrai e alla fine arrivi a fine giornata non hai concluso niente, infatti spero di rientrare a scuola presto visto che quest’anno io e miei amici abbiamo un esame e non siamo per niente preparati non per colpa dei professori ma per colpa di questa pausa che sta durando veramente troppo. Per colpa di questa epidemia noi studenti stiamo rischiando di perdere l’anno quindi spero che passi in fretta e che si finisca l’anno tranquilli visto che quest’anno non è iniziato tanto bene; spero anche che questa quarantena finisca presto visto che non so più che fare e sto iniziando a sclerare visto che fino all’altro giorno casa mia la vedevo solo per andare a dormire e il fine settimana uscivo con gli amici che mi mancano per tutte le stupidaggine che facciamo il sabato sera. Un altro problema che sta succedendo sto prima fine settimana di quarantena è la tanta gente di Torino forse contagiata che sta venendo nelle case di villeggiatura che si trovano qua in montagna, solo perché hanno un cervello grosso come una nocciolina e credono che su di qua il virus non può arrivare, il problema che infetti e abbiamo anche qua ma fanno finta di non saperlo; non ha proprio limiti l’ignoranza umana. La prima cosa che farò quando uscirò da questa quarantena andrò da sta gente e li chiederò che cosa gli frulla per la mente. (Riccardo 5BC)

(20 marzo 2020)


LA VITA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

I telegiornali stanno parlando molto di questo Coronavirus, pensano di sapere tutto quello che succede all’interno degli ospedali in questi giorni, ma non è così.

Sono un’infermiera dell’ospedale Spallanzani di Roma e quello che io e i miei colleghi stiamo vivendo in questi giorni è indescrivibile. A volte siamo costretti a dormire sui letti d’ospedale ad arrangiarci per trovare del tempo per mangiare, la situazione sta sfuggendo di mano a tutti. I dottori non sono abbastanza, ce ne vogliono di più.

Oggi, più che mai, ho sentito chiamare il mio nome senza sosta: il turno del mattino è sempre quello in cui si lavora di più. Faccio il mio lavoro da pochi anni, e non avrei mai sperato di dover lavorare nel bel mezzo di una pandemia.

Questa mattina mi sto prendendo cura di un paziente particolare, ho letto sulla sua cartella che si chiama Antonio.

Antonio ha i capelli ricci raccolti in una coda alta, gli occhi verdi ed è molto magro. Il suo corpo è sdraiato lungo la barella e i suoi piedi arrivano esattamente alla fine di essa.

Non mi rivolge la parola, provo ad andargli vicino e non sorride nemmeno. Il suo tampone parlava chiaro: positivo. Gli accarezzo il viso e sento che la sua pelle è calda, troppo. L’ospedale è pieno di pazienti con queste caratteristiche: febbre, tosse, difficoltà respiratorie… Non mi piace come stanno andando le cose.

L’altro giorno una mia collega mi ha raccontato che mentre stava portando il pranzo ad un paziente, nella stanza trentaquattro un uomo sugli ottanta e intubato stava andando in crisi respiratoria. Non ce l’ha fatta, e mentre lei gli teneva la mano nei suoi ultimi momenti di vita, ha visto sull’uomo una lacrima attraversare il suo viso e cadere nel momento in cui i suoi occhi si sono chiusi.

Se fossi stata io al suo posto probabilmente, questa sarebbe stata una di quelle scene che non avrei mai dimenticato per il resto della mia vita.

Ad Antonio non accadrà questo.

Antonio è forte, si vede. Il Coronavirus per lui sarà solo un’influenza più pesante, un ricordo che lo accompagnerà per il resto della sua vita. Antonio lo sa bene, anche se in questo momento non può comunicarlo perché anche lui è intubato, ma la cosa peggiore è che ha solo ventitre anni ed ha ancora tante cose da scoprire in questo viaggio chiamato ‘vita’. Antonio ce la farà, tornerà a respirare da solo, si riprenderà come molti hanno già fatto.

Il governo ha imposto molte nuove regole che alcuni italiani non sembrano interessati a seguire poiché ritenute ‘esagerate’. Una di queste è quella di rimanere a casa. Eppure noi infermieri e dottori in questo momento rimarremmo volentieri a casa per un bel periodo, ma questo non sarà possibile se tutti insieme non sconfiggiamo questa guerra invisibile. (Eleonora 5BC)

(20 marzo 2020)


La vita ai tempi del coronavirus, la storia di Anna.

Il tema che affronteremo oggi è sicuramente un argomento di cui tutti sono al corrente: COVID-19.
Per farvi capire il dolore e la gravità della situazione riporto un messaggio scritto da una bambina, come richiesta di aiuto e monito.

"Mi chiamo Anna, ho 10 anni e voglio raccontarvi cosa sto vivendo.
Sono grande, ma non abbastanza per comprendere certe cose, dicono i miei genitori, ma ciò che vedono i miei occhi mi permettono di avere delle idee su cosa stia succedendo.
Io vivo in un piccolo paese della Lombardia e come ben sapete la mia regione è in zona rossa da più di un mese; non possiamo uscire di casa se non per esigenze di prima necessità come fare la spesa. Da qualche giorno tutta Italia si trova a dover vivere nella nostra stessa situazione e molti si lamentano di questo, ma io sono certa del fatto che ci venga detto di restare in casa per il nostro bene. Però, è successa una cosa che non riesco a spiegarmi; i miei genitori sono andati a lavorare come sempre, mio papà in fabbrica e mia mamma in un negozio alimentare. Al rientro di mia mamma era tutto normale, ma papà tardò parecchio, senza rispondere al cellulare. Dopo qualche ora ricevemmo una chiamata, era l'ospedale che ci avvisava del fatto che mio padre era stato ricoverato di urgenza e risultato positivo al tampone del Coronavirus.
Sono passati ormai dieci giorni da quando l'ospedale ha chiamato. Ogni mattina mi alzo prima di mia mamma, vado in camera per svegliarla e la trovo con un fazzoletto nella mano e abbracciata al cuscino, si vede che le manca papà. Io cerco in tutti i modi di aiutarla con le faccende domestiche, ma vederla stare così fa stare male anche me. Lei non parla, è come se non esistesse più.
Oggi ho deciso di chiederle come sta papà e lei è scoppiata a piangere e ha deciso di mettermi di fronte alla realtà.
Papà non ce l'ha fatta, era malato già prima di essere colpito da questo virus, aveva un tumore ai reni già da cinque mesi il quale venne aggravato da questo nuovo nemico invisibile e per il quale non c'è difesa al momento conosciuta a livello farmacologico."

Il mio messaggio è quindi quello di tenere fede alle comunicazioni ufficiali da parte del governo e di ignorare tutte quelle comunicazioni largamente diffuse sui social senza una fonte autorevole, come messaggi anonimi su Whatsapp, post su Facebook ecc.
Se seguiremo le regole riusciremo a vincere contro questo "nemico invisibile".
Dobbiamo restare a casa e superare i nostri piccoli egoismi individuali e pensare in modo imperante al benessere di tutta la nostra comunità; gesti che per noi possono sembrare banali, in realtà, fanno la differenza, non dimentichiamolo. (Alessia 5BC)

(13 marzo 2020) 


 

(aggiornato al 28 maggio 2020)