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Martedì, 23 01 2018

My home is yours. Remember to come back

Momenti della mobilità Comenius in Italia

Il Comenius è stato sorprendente sotto ogni punto di vista.

La parte migliore delle varie mobilità non è stata però quella culturale, bensì quella interpersonale.
L’entrare in una nuova casa, l’essere accolti da un’intera famiglia, l’avere un nuovo “fratello”… Tutto ciò è stato possibile solamente grazie a questo progetto, che a sua volta non ci avrebbe mai coinvolto senza l’interessamento di 5 professori, coordinatori dei vari paesi partecipanti, Marina Masi, Katarzyna Wachowsha, Arlette Poppe, Josè Pereirinha e Kiki Miliadi.

Ma perché, per una volta, non cominciare dalla fine?
Perché non cominciare dalla parte più traumatica di questa meravigliosa esperienza: la partenza?

Già dopo la prima mobilità cui abbiamo partecipato, una sensazione di vuoto ci ha pervaso per un po’. Spesso ci capitava di ricordare gli istanti vissuti in quei paesi lontani, che non avevamo neppure sentito nominare prima che ci arrivasse la lista con i dati dei ragazzi che ci avrebbero ospitato, ed un sorriso nostalgico nasceva sulle nostre labbra

La partenza dei partner stranieri dopo quest’ultima mobilità è stata quasi straziante.

Una parte di noi se n’è andata, è tornata a casa.

Sapevamo che sarebbe dovuto succedere, ma speravamo che il tempo non corresse più veloce di Usain Bolt.

Sabato 20, non è stato solo il cielo a piangere a Lanzo Torinese.
C’eravamo noi, i ragazzi italiani.
C’erano loro, i nostri genitori.
C’erano anche gli altri loro, i professori, di tutte le nazionalità.

E c’erano anche gli altri noi, i ragazzi ospitati.

La frase più ripetuta in questi fantastici giorni è stata “My home is yours. Remember to come back.”. Sappiamo che li rivedremo, in un modo o nell’altro, perché non può finire così.

Non la lasceremo finire così.

Le case sono troppo silenziose e le auto troppo vuote.

Ora, forse, è il caso di tornare indietro nel tempo.

Di tornare alla sera prima, la sera della cena finale.
Dopo una mattinata full-immersion nel profumo del caffè Lavazza (tutte le informazioni riguardanti il ciclo di lavorazione e lo stabilimento sono state fornite in lingua inglese), siamo tornati a casa, sfiniti.
La cena finale ci attendeva a scuola e dovevamo prepararci.
Con la malinconia, abbiamo visto le valige riempirsi, lasciando fuori solo lo stretto indispensabile per la sera ed il giorno seguente. La fine si avvicinava.
“My home is yours. Remember to come back.”
Ed il giovedì, quando abbiamo fatto il pane tutti insieme a Castagnole?
Ad un certo punto, un agnellino chiamato Birin ci ha raggiunto, desideroso di coccole.

“My home is yours. Remember to come back.”

Per non parlare del mercoledì in cucina, seguito dal tour nella Lanzo medievale.

Molti di noi si sono ustionati sotto il sole.

“My home is yours. Remember to come back.”

Il martedì a Torino è stato, probabilmente, il giorno in cui ci siamo uniti di più.

Abbiamo avuto la possibilità di passare del tempo con ragazzi della nostra età, cresciuti in paesi diversi, nei posti in cui di solito usciamo con le nostre compagnie. Ma non è stato strano vederli lì.

Anzi.

“My home is yours. Remember to come back.”

Il lunedì è stato una novità per tutti, con l’apertura della mobilità presso Lanzo Incontra ed il primo pranzo a scuola.

Abbiamo notato che gli italiani hanno la curiosa abitudine di parlare di cibo, mangiare cibo, pensare al cibo ed offrire cibo per circa 23 h al giorno; la ventiquattresima la passano parlando di caffè.


“My home is yours. Remember to come back. Are you hungry?”

Francesca Brunello