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Sabato, 22 07 2017

Sono connesso 3.0... dunque sono

Ricerca di lavoro, come cambia al tempo dei social

Il cv non è più sufficiente. I selezionatori controllano i profili anche per comprendere alcune caratteristiche o tratti caratteriali di un candidato

Il cv non è più sufficiente, lo sappiamo. E, ormai, sembra non bastare più nemmeno Linkedin. Tutti i social network – anche quelli che per natura non hanno nulla a che fare con la professione – sono usati dai selezionatori per controllare una referenza, ma anche per comprendere, ancora prima di incontrarla, alcune caratteristiche o tratti caratteriali di un candidato.

«Viviamo in un’epoca di iper-connessione, in cui tutte le informazioni viaggiano online. E i social, in quest’ottica, spesso forniscono molte più informazioni di quanto un candidato possa fare durante il colloquio e sono uno strumento indispensabile per la verifica delle informazioni fornite, delle referenze o delle competenze».

Il lavoro passa (anche) attraverso i social network. Tutto ciò che viene postato online contribuisce alla creazione della nostra identità sociale e comunica, in modo molto chiaro, cosa pensiamo o a cosa ci interessiamo. Una vetrina molto ampia, che comprende le esperienze professionali, ma anche il modo di essere e alcuni tratti della personalità di ogni candidato.

«La digitalizzazione ha radicalmente cambiato anche il mercato delle risorse umane. Da un lato, non è più possibile occuparsi in modo efficace e professionale di selezione, senza affiancare alla valutazione classica del cv, anche un controllo della presenza on line; dall’altro, invece, i social network diventano un database potenzialmente infinito per trovare candidati (39 milioni di italiani connessi alla rete e ben 31 milioni quelli con un account social), comprenderne le attitudini e conoscerne i valori, gli interessi e il modo in cui si relazionano online e, di conseguenza, anche of fline».

I social network, quindi, rappresentano una vetrina che, se usata in modo corretto, è davvero molto potente. «Questi strumenti possono essere utili a tutti, indipendentemente dal lavoro svolto o dal grado di seniority. Funzionano per il manager che, dopo anni di lavoro in una multinazionale, decide di fondare la sua azienda e ha bisogno di essere riconosciuto come esperto e, quindi, credibile. E naturalmente, funzionano per i più giovani che hanno bisogno di farsi conoscere: le foto del designer su Intagram, gli articoli del giornalista su un blog o su Linkedin o, ancora, la preparazione di un piatto di un giovane chef su Youtube. In fase di ricerca, questi mezzi sono una vera e propria potenza, che se gestita male può essere un boomerang molto pericoloso».

Qualche consiglio generale per una corretta presenza online:
• Attenzione alle foto pubblicate, in particolare quelle private che ci ritraggono in momenti di relax. In questo caso bisogna evitare di lasciare il proprio profilo social completamente aperto anche a chi non fa parte della nostra lista di amici e per il mondo lavorativo pubblicare foto professionali;
• Avere contenuti coerenti: se all’interno del nostro curriculum indichiamo una serie di informazioni, come banalmente possono essere passioni o hobby, è bene che in rete – e quindi su facebook, su twitter – compaiano le stesse informazioni;
• Per ultimo è importante connettersi con altri professionisti, ma non bisogna diventare degli stalker. Cerchiamo di mandare richieste mirate, ma non ossessive.

Come gestire al meglio i profili:
Linkedin:
• Evidenziare le esperienze più importanti e, se possibile, raccogliere referenze per il proprio lavoro che possano sottolineare i risultati raggiunti e le competenze;
• Aggiornare il proprio profilo costantemente e creare contenuti interessanti. Non meno importante, partecipare a discussioni all’interno dei gruppi;
• Evitare qualsiasi contenuto inappropriato, come per esempio un post per affittare una casa al mare o la foto del proprio animale domestico;
• Connettersi con altri professionisti: aiuta a mostrare la propria esperienza e le proprie passioni.

Facebook:
• Attenzione alle foto pubblicate;
• Aggiungere contatti lavorativi, solo se si vuole usare Facebook come un network professionale. In questo caso, ovviamente, occorre prestare la massima attenzione ai contenuti che vengono pubblicati;
• Attenzione alla privacy: meglio evitare di lasciare il profilo completamente aperto anche a chi non fa parte della nostra lista di amici;
• Contenuti: meglio privilegiare la qualità, piuttosto che la quantità;
• Seguire aziende e partecipare a gruppi che riguardano il proprio ambito professionale. Questo può essere un modo per raccogliere informazioni (e non presentarsi impreparati a un eventuale colloquio) e farsi notare dagli head hunters.

(rielaborato da: www.avvenire.it - 5 maggio 2017)

Technologist#A.F. (09/05/2017)


Genitori social e tutela dell’immagine dei minori

È sempre più diffuso il fenomeno dei “genitori social”: fotografano i figli e postano le loro foto sui social network, Facebook in primis. Pubblicare sui social network equivale, spesso, soprattutto quando non si è in grado di impostare correttamente la privacy del proprio profilo, a rendere disponibili ad un pubblico indefinito le immagini o le informazioni condivise. Sul piano giuridico le conseguenze di questo comportamento esistono e non sono affatto trascurabili.

Che cosa accade, infatti, se i figli, una volta cresciuti, si rendono conto di quanto postato su di loro e non vogliono che queste informazioni o immagini circolino sul web? Diverse potrebbero essere le ragioni di ciò: semplice imbarazzo o effettivo interesse a mantenere riservati dati e caratteristiche loro proprie. Il minore ha voce in capitolo a riguardo? E, se così non fosse, non sarebbe minata la tutela piena ed effettiva di un diritto della personalità, costituzionalmente garantito?

Per provare a rispondere, le questioni da analizzare sono principalmente due: la prima riguarda la tutela giuridica dell’immagine e il conseguente possibile diritto di utilizzo di questa da parte di terzi; la seconda, più nello specifico, è il grado maggiore di tutela di cui godono i soggetti minori nel nostro ordinamento. Per minore s’intende il minore di 18 anni che nel nostro ordinamento è incapace legale, in quanto non possiede la capacità di agire. Il motivo alla base di questo assetto è che il legislatore ha ritenuto che il minore di anni diciotto non sia in grado di disporre dei propri interessi in maniera tale da non essere di danno per se stesso, vista la giovane età. Si tratta di un soggetto che, pur disponendo della capacità giuridica, quindi titolare di interessi, è un soggetto debole che necessità di una tutela maggiore. Allora il legislatore ha preferito, nella più parte dei casi, affidare ai genitori il potere di disporre degli interessi dei figli, ritenendoli essere coloro che, più di chiunque, sono spinti a perseguire l’interesse dei figli. Norme specifiche di tutela si rinvengono anche nel Codice di procedura penale, potenziate, in tema di diritto alla riservatezza con la L. Gasparri. L’attenzione verso il minore nel nostro ordinamento è dimostrata anche dal fatto che la sua tutela è talmente estesa che, addirittura, il suo diritto alla riservatezza prevale sul diritto di cronaca. Si legge nell’art. 7 del “Codice di deontologia sulla privacy dei giornalisti” il quale ha forza di legge nel nostro ordinamento: “[…] il giornalista non pubblica i nomi dei minori coinvolti in fatti di cronaca, né fornisce particolari in grado di condurre alla loro identificazione. […] Il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca; qualora, tuttavia, per motivi di rilevante interesse pubblico e fermo restando i limiti di legge, il giornalista decida di diffondere notizie o immagini riguardanti minori, dovrà farsi carico della responsabilità di valutare se la pubblicazione sia davvero nell’interesse oggettivo del minore, secondo i principi e i limiti stabiliti dalla “Carta di Treviso”.

Il nostro ordinamento tutela l’immagine all’art. 10 del Codice Civile, il quale prevede che possa essere chiesta al giudice l’inibitoria nel caso in cui l’altrui immagine venga diffusa fuori dai casi consentiti dalla legge e, salvo il risarcimento del danno (ex art. 2043 e 2059 c.c.). La Legge sul diritto d’autore è chiara all’art. 96 quando individua, quale presupposto necessario per la diffusione dell’altrui immagine, il previo consenso della persona interessata (fuori dai casi dell’art. 97). Anche il Codice Privacy è rigido nel ritenere applicabili le proprie disposizioni alla diffusione di dati personali, anche qualora questa sia effettuata da persone fisiche e per scopi esclusivamente personali (art.5). Nel caso in cui la violazione delle regole sul trattamento dei dati provochi danni, all’art. 15 ne è previsto il risarcimento ex art. 2050 c.c.. All’art. 23, poi, si richiede il consenso dell’interessato per il trattamento dei suoi dati. In assenza vi è il rischio di condanna alla reclusione fino a due anni, secondo quanto previsto all’art. 167 dello stesso Codice. Il nuovo Regolamento UE, a cui gli Stati membri si dovranno allineare entro il maggio 2018, benché non si applichi, per espressa previsione, al trattamento di dati effettuato da persone fisiche sui social network, esprime nel Considerando n. 4 l’essenza del diritto alla privacy nella società di oggi. Inoltre, impone un assetto giuridico in cui il diritto all’oblio va ad assumere un ruolo sempre più prominente e in cui l’attenzione verso la protezione della riservatezza del minore deve crescere.

Perché la diffusione dell’altrui immagine avvenga in conformità di legge è strettamente necessaria, quindi, una manifestazione di consenso dell’interessato. Ma passiamo ora alla seconda questione principale di cui sopra prendendo in considerazione il caso specifico del minore.

Abbiamo visto che nostro ordinamento prevede che sia il genitore (o tutore) ad esprimersi per i minori. Anche lo stesso Facebook ritiene sufficiente l’approvazione dei genitori per la pubblicazione di foto dei figli.

Ma, in una società come quella odierna, in cui tutto sembra ruotare intorno alla comunicazione, specie quella su internet e in cui spesso il nostro biglietto da visita è ricavato proprio dalle informazioni che circolano in rete, diventa sempre più fondamentale la protezione del diritto alla riservatezza dell’individuo.

Viene spontaneo chiedersi, allora, se sia giusto affidare ai genitori il potere di disporre di questo diritto al posto dei figli: se questa tutela non possa essere meglio garantita in altro modo. Ci si domanda se sia in linea con una piena tutela della riservatezza il fatto che il minore, una volta cresciuto, debba affacciarsi a una realtà in cui circolano informazioni sul suo conto, senza che queste siano state con essa condivise per volontà propria.

Il diritto alla tutela della vita privata è da ritenersi, come sostiene la maggior parte della dottrina, rientrante nel novero nei diritti della personalità tutelati all’art. 2 Cost.. Quale giustificazione si può trovare al fatto che siano i genitori a disporre di questo diritto al posto dei figli? Non parrebbe esserci alcun altro interesse in gioco, se non quello del padre o della madre a “vantarsi” un po’, di certo non meritevole di tutela in tale contesto. Si tratterebbe di esercizio della “responsabilità genitoriale”. Vi sono situazioni, come l’accettazione di un trattamento sanitario, in cui è coerente permettere al genitore di disporre dei diritti dei figli in funzione di tutelarne altri, spesso più importanti, potendo non avere il figlio sufficiente cognizione di causa; qui, però, sembrerebbe mancare questa necessità ulteriore di tutela. La Suprema Corte di Cassazione si è espressa in tema di “danno ingiusto” dei genitori nei confronti dei figli risarcibile ex art. 2043 c.c. ne ha riconosciuto la sussistenza nell’ipotesi in cui la condotta di un genitore, in violazione dei doveri che i genitori hanno nei confronti della prole, abbia leso interessi costituzionalmente rilevanti dei figli incidendo negativamente sul corretto sviluppo della loro personalità.

Se il figlio ha un’età per cui è in grado di esprimersi sul punto (si può ipotizzare dagli 8/10 anni in su) il genitore dovrebbe chiedere il suo consenso prima di procedere con la pubblicazione. Questo perché il bambino di 8/10 anni che va a scuola ormai da un po’, si confronta quotidianamente con gli altri, ha già una percezione di ciò che vuole che gli altri conoscano di lui e cosa no; è perfettamente in grado di disporre del proprio diritto alla privacy, soprattutto per quanto concerne i casi in cui non voglia che determinati dati vengano divulgati. Teniamo presente che il minore di quattordici anni deve dare il proprio consenso per l’adozione e deve essere sentito a riguardo quando abbia dodici anni. Inoltre vige nel codice civile, all’art. 336-bis, il diritto di audizione del minore. Si rinviene in questi esempi il tentativo del legislatore, anche in ossequio alla Convenzione di New York, di attribuire al minore la capacità di disporre in prima persona dei propri diritti non appena lo si ritenga in grado di farlo senza nuocere a se stesso. Lo stesso Codice di Procedura Penale attribuisce rilevanza al consenso del minore quando, all’art. 114, prevede [..] Il tribunale per i minorenni, nell’interesse esclusivo del minorenne, o il minorenne che ha compiuto i sedici anni, può consentire la pubblicazione”.

Se, invece, il minore in questione fosse un bambino piccolo? In tal caso, è da ritenersi giustificata la decisione dei genitori, a condizione che questa non venga presa senza considerare rischi e conseguenze delle loro azioni e che ci si impegni a chiedere il consenso ai figli per mantenere online i contenuti, non appena questi siano in grado di decidere.

In quei casi in cui il genitore posti senza consenso o si rifiuti di rimuovere contenuti su richiesta del figlio e questi non voglia rimanere inerte, il pericolo di essere convenuto in giudizio è concreto. A supportare l’azione giudiziale ci sarebbero, infatti, le summenzionate disposizioni di legge e poco o nulla potrebbe eccepire il genitore. Il figlio avrebbe gli strumenti per agire sia per l’inibitoria, sia per il risarcimento del danno, perlomeno quello non patrimoniale. Laddove il presunto illecito dei genitori risalga al periodo in cui il figlio era ancora minorenne egli si gioverà della sospensione della prescrizione ex art. 2941 c.c.. Nel caso invece in cui la pubblicazione sia avvenuta quando il figlio abbia già compiuto la maggiore età questi potrà agire direttamente con la medesima legittimazione che avrebbe qualora agisse contro un soggetto diverso (dovrà quindi adeguarsi alle normali regole sui termini di prescrizione per gli illeciti civili e penali).

Volgendo lo sguardo al panorama europeo, recentemente, in Austria, una ragazza diciottenne ha citato in giudizio i genitori che si rifiutavano di rimuovere da Facebook numerose foto che la ritraevano da bambina, per esempio, mentre mangiava. Il processo è ancora in corso, ma la parte attrice sembra avere buone probabilità di vedere accolta la propria domanda di inibitoria, nonché quella di risarcimento del danno.

(da: www.filodiritto.com di Micaela Jerusalmi - 7 dicembre 2016)

Technologist#A.F. (25/04/2017)


I 5 errori da evitare quando ricaricate la batteria dello smartphone

Per evitare che il sistema di alimentazione si rovini anzitempo, è importante comportarsi bene: ecco i consigli di produttori ed esperti

Anche ricaricare il cellulare ha le sue buone regole. La prima è che non bisognerebbe usare lo smartphone finché si spegne. Così come è meglio evitare di lasciarlo attaccato alla corrente troppo a lungo. Tutta la notte, per esempio, non va bene. Sono due degli errori più comuni che si commettono in questi casi e non sono gli unici. Ma imparare a comportarsi bene è importante se vogliamo evitare che la batteria ci abbandoni prima del previsto. Ecco, allora, cosa non fare più.

Primo errore: non far scaricare completamente il telefono  

A dare qualche dritta è un sito che, non a caso, si chiama Battery University . E allora partiamo dai fondamentali: non si deve aspettare che l’autonomia raggiunga l’1 per cento. Perchè? Semplice: così facendo le batterie agli ioni di litio - che ormai si usano per tutti gli smartphone - si rovinano e finiscono per durare meno.  

Secondo errore: non si deve arrivare al 100% di batteria  

Attenzione, però, non va nemmeno bene il contrario: non si deve tenere il cellulare troppo in carica e fargli raggiungere il 100% di batteria. L’ideale è collegare il cellulare alla corrente più volte durante la giornata, per periodi di tempo non troppo lunghi. La ricarica parziale è migliore perché legata ai cicli di vita della batteria, un concetto che spiega molto bene Apple sul suo sito.  

Terzo errore: rimuovere il telefono dalla custodia  

Altro suggerimento: quando state alimentando il telefono, rimuovetelo dalla custodia. Lo consigliano tutti i produttori. Le cover rischiano di surriscaldarlo in questa fase e ciò può avere effetti negativi sulla durata della batteria. Se notate che la batteria si sta riscaldando, è meglio fare una pausa nel processo di ricarica. Per la stessa ragione, non continuate a utilizzare lo smartphone quando si sta ricaricando. 

Quarto errore: non ricaricate il telefono a temperature troppo alte  

Per far sì che la batteria non si rovini, è importante evitare di custodire il telefono a temperature più alte di 32°. Anche quando lo ricarichiamo, dovremmo farlo in ambienti né troppo caldi né troppo freddi. E non dimenticate di utilizzare sempre il caricabatteria originale. 

Quinto errore: non abbandonare il telefono scarico  

Anche se sappiamo che non useremo il telefono per un po’, è meglio non lasciare che si spenga. «Questo potrebbe rendere impossibile una nuova ricarica», spiegano alla Apple. Per questo, se pensate di non utilizzare il vostro iPhone per lungo tempo, ricordatevi di ricaricarlo almeno fino al 50 per cento ogni sei mesi.  

(da: www.lastampa.it - Lorenza Castagneri)

Technologist#A.F. (18/04/2017)


E’ inutile essere sempre "connesso"... se sei "isolato"

(Roberto Mancini, filosofo, Università di Macerata)

Technologist#A.F. (25/01/2017)


220 libri in lingua inglese, disponibili online e gratuitamente per migliorare abilità di ascolto, lettura e comprensione.

Si tratta di un progetto dell’University of Southern Florida.

Detta Università ha messo a disposizione online e gratuitamente una collezione di 220 libri, suddivisi per autori, libri, genere, collezioni e livello di difficoltà.

I libri possono essere scaricati e stampati.

Il progetto costituisce, così com’è organizzato, un ottimo strumento per migliorare la listening e la reading comprehension.

VAI ALLA COLLEZIONE

Technologist#A.F. (30/11/2016)


INSTABOOK, una app per cercare il libro da cui è tratta una citazione

Ti piace la citazione ma non sai da quale libro è tratta? Ci pensa Instabook. Gli sviluppatori sono italiani, hanno preso spunto da Shazam. L’applicazione è scaricabile gratis su Google Play

Instabook è firmata da ARAndroid, un team di sviluppo di applicazioni per sistemi Android nato, nell’estate 2012, dalla collaborazione di tre ingegneri italiani: Andrea Spostato, Ronny Meringolo e Angelo Ragusa.

«È il modo più facile per trovare i libri che stai cercando». Lo slogan scelto dai creatori Instabook per descrivere la loro app spiega in poche parole la sua utilità. Pensate a Shazam e spostate il concetto sulle citazioni. Quante volte vi è venuta in mente una frase, letta magari distrattamente, senza riuscire ad attribuirla al suo autore o a ricordarvi il libro che ve l’ha fatta conoscere? Instabook nasce proprio con questo scopo: risalire a un testo tramite una citazione.  

Instabook è scaricabile dallo store Google Play. È assolutamente gratuita, anche se ci sono delle funzioni che si attivano solo dopo l’acquisto (la ricerca vocale e la rimozione della pubblicità). L’interfaccia è abbastanza semplice: avviata l’applicazione ci si trova davanti a una schermata in cui inserire la citazione. C’è un secondo spazio, ma in questo caso riempirlo non è obbligatorio: è dedicato al nome dell’autore della frase. Se inserito, la ricerca di Instabook è più precisa e circoscritta. 

La caccia al libro dura una manciata di secondi. Una volta terminata, Instabook presenta un’altra schermata dove, per pertinenza, sono ordinati i risultati. Cliccando su uno di questi è possibile leggera una scheda con il titolo del libro, l’autore, una breve descrizione e una valutazione (espressa in stelle). L’app permette all’utente di condividere le informazioni ottenute, ma anche di acquistare il libro su Google Play o di verificarne la disponibilità su Google Libri. 

(rielaborato da www.lastampa.it – Simone Vazzana del 12/11/2016)

Technologist#A.F. (24/11/2016)


Le 5 competenze digitali che servono per trovare lavoro

Secondo Google in Italia ci sono 100mila posti vacanti per mancanza di “digital skills”. Ma cosa bisogna davvero avere per essere assunti?

Per trovare lavoro basterebbe davvero poco: saper usare bene il computer, avere un po’ di dimestichezza con le nuove tecnologie, essere in grado di sfruttarne le potenzialità senza mettere a rischio la sicurezza. Insomma: sarebbe sufficiente avere competenze digitali, richieste più dell’esperienza ma ancora difficili da individuare. L’Agenzia per l’Italia digitale si impegna da tempo - vedi il progetto Spid - per migliorare la nostra alfabetizzazione informatica. Il Miur ha da poco varato accordi con Ericsson e con Cisco per diffondere la cultura digitale a scuola. Tuttavia, secondo Google, in Italia ci sono almeno 100mila posti vacanti per mancanza di “professionisti digital”. 

Ma quali sono i nuovi requisiti necessari per essere assunti? Lo abbiamo chiesto a Patrizia Manganaro, la responsabile risorse umane di Everis, società di consulenza multinazionale in campo digitale presente anche in Italia. 

1.Avere conoscenze digitali generiche 

«Non basta conoscere ogni cosa del proprio ambito di studi trascurando tutto il resto. Indipendentemente dalla professione, bisogna sapere quali strumenti la tecnologia “di base” mette a disposizione e che è necessario saper usare per essere competitivi. Un avvocato deve sapere che esistono banche dati di libera consultazione, un medico che oggi si può tenere sotto controllo un paziente attraverso una app di telemedicina, un albergatore che esistono siti come Tripadvisor». 

2. Avere intelligenza digitale  

«Sta nello saper sfruttare le potenzialità della tecnologia non soltanto per lavorare in maniera più agevole o veloce ma per fare un lavoro migliore. Un esempio sono i nuovi mezzi di comunicazione. Skype, Facebook e Twitter sono fondamentali anche in ufficio, per mettersi in contatto con chi vive dall’altra parte del mondo, confrontarsi sui problemi, trovare contenuti originali. Utilizzarli con intelligenza è quasi come fare un’esperienza all’estero restando in Italia».

3. Essere consapevoli e saper gestire i rischi digitali 

«La corsa al progresso a tutti i costi è inutile. La tecnologia non è quasi mai il fine ultimo del nostro lavoro, deve essere uno strumento utile e positivo, non rischioso. Per chi sta lavorando per mettere a punto una app per una banca, il primo pensiero deve essere la sicurezza del denaro. Ogni servizio che la piattaforma può offrire deve essere subordinato a questo. Non bisogna mai perdere di vista i reali obiettivi da raggiungere così come è importante saper gestire i problemi che possono nascere in Rete: privacy, commenti negativi, oscenità, violenza».

4. Avere intelligenza emotiva digitale  

«Interagire con gli altri, clienti e colleghi, nel modo giusto, può essere difficile vis-à-vis e lo è ancora di più quando si lavora da remoto. Per creare un clima positivo attorno a sè in azienda, è importante soppesare bene la parola scritta comunicando in maniera professionale ma empatica. Avere l’attitudine a lavorare in gruppo, avere buona capacità di ascolto e arrivare a soluzioni condivise sono qualità che chi assume guarda sempre con attenzione».

5. Avere una identità e una buona reputazione digitale  

«È il primo passo. Come si fa a essere “trovati” altrimenti? Il nostro processo di recruiting - conclude Manganaro - parte dall’analisi dei curriculum su LinkedIn e Monster. Dopodiché contattiamo i candidati dai profili più interessanti per un colloqui di gruppo e individuali. Per molti oggi conta anche la reputazione online. Ci sono datori di lavoro che controllano le pagine Facebook e Twitter delle persone da esaminare. È sempre bene stare attenti a ciò che si pubblica. La propria vita in Rete può avere un impatto anche sul lavoro». 

(rielaborato da www.lastampa.it, Lorenza Castagneti - 21 ottobre 2016)

Technologist#A.F. (21/10/2016)


A lezione di cooperazione e sviluppo
(on line: lascuolanelmondo.it)

E’ on line il sito “lascuolanelmondo.it” rivolto alle scuole di ogni ordine e grado sulle tematiche proprie dello Sviluppo. Le otto sezioni in cui è articolato il portale mirano a sensibilizzare gli studenti sull’importante ruolo giocato dalla Cooperazione Internazionale. Il sito è progettato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Il portale “lascuolanelmondo.it” vuole essere un ulteriore strumento didattico per i docenti e gli studenti. Oltre alle 8 sessioni tematiche – che vanno dalla Lotta alla fame e sicurezza alimentare; alla Lotta agli sprechi; alla Giustizia e diritti umani; a Ambiente, acqua e energia. E ancora da Istruzione e minori; a Emergenze, rifugiati, profughi, migranti; al ruolo della donna nello sviluppo; alla Tutela delle identità e delle culture – una sezione è destinata alle Buone Pratiche che le scuole andranno a realizzare.

 

Technologist#A.F. (14/05/2016)

 

 


 

Come tutelarsi nell'era dei social network

DALLA VITA DIGITALE A QUELLA REALE

Il mondo delle reti sociali (da Facebook a Twitter, da Linkedin a Instagram) è in cambiamento incessante.

I social network offrono vantaggi significativi e immediati: semplificano i contatti, rendono possibili scambi di informazioni con un numero enorme di persone. Queste comunità on-line, però, amplificano i rischi legati a un utilizzo improprio o fraudolento dei dati personali degli utenti, esponendoli a danni alla reputazione, a furti di identità, a veri e propri abusi. Non esistono più, infatti, barriere tra la vita digitale e quella reale: quello che succede on-line sempre più spesso ha impatto fuori da Internet, nella vita di tutti i giorni e nei rapporti con gli altri.

Proprio con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza degli utenti e offrire loro ulteriori spunti di riflessione e strumenti di tutela, il Garante per la protezione dei dati personali ha ripubblicato con nuovi contenuti la guida ai social network pubblicata nel 2009, mantenendone però la struttura agile che ne ha favorito in questi anni la diffusione e il facile utilizzo, allo scopo di tutelare con efficacia giovani e adulti.

Per scaricare la guida. 

Technologist#A.F. (17/04/2016) 


 Così il tuo smartphone sa tutto di te, e del tuo futuro 

 In un interessante articolo su "La Stampa" del 24 dicembre 2015 si racconta come grazie alla scia di dati lasciata in un giorno dal nostro telefonino si può risalire alla nostra mappa degli spostamenti, metadati, relazioni. Perché nessuno ti conosce bene come il tuo smartphone...

 Così il tuo smartphone sa tutto di te, e del tuo futuro. 

Technologist#A.F. (18/01/2016)


  “Sono connesso 3.0… dunque sono”

Con questo slogan la nostra scuola ha aderito a ottobre 2015 al Programma Operativo Nazionale (PON 1) e successivamente al PON 2 nel mese di dicembre 2015.

Il PON (Progamma Operativo Nazionale) “Per la Scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento” - Programmazione 2014-2020 è un Programma plurifondo finalizzato al miglioramento del servizio istruzione. Tale obiettivo è perseguito attraverso una forte integrazione tra investimenti finanziati dal FSE per la formazione e il miglioramento delle competenze e dal FESR per gli interventi infrastrutturali. Le azioni previste si articolano in un ampio ventaglio di ambiti, tra cui:

  • il potenziamento delle dotazioni tecnologiche e degli ambienti di apprendimento delle scuole, in stretto legame con l’edilizia scolastica per la creazione di ambienti di apprendimento adeguati alle esigenze di flessibilità dell’educazione nell’era digitale;
  • il rafforzamento delle competenze digitali di studenti e docenti, intese nella declinazione ampia e applicata di digital literacy, l’educazione ai media, alla cittadinanza digitale, all’uso dei dati, all’artigianato e alla creatività digitale;
  • il potenziamento degli ambienti didattici, sportivi, ricreativi e laboratoriali, per stimolare le competenze trasversali degli studenti, aumentarne il coinvolgimento a scuola e quindi favorire la propensione a permanere nei contesti formativi;
  • il rafforzamento di tutte le competenze chiave, non solo le competenze di base (italiano, lingue straniere, matematica, scienza e tecnologie, competenze digitali), ma anche quelle trasversali (imparare a imparare, competenze sociali e civiche, spirito di iniziativa e imprenditorialità, consapevolezza ed espressione culturale) essenziali per lo sviluppo personale, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione;
  • elevare il livello di competenza tecnologica e scientifica degli studenti, estendendo le applicazioni del pensiero computazionale e dell’informatica attraverso un fascio di competenze e tecnologie provenienti dai settori della meccanica, dell’elettronica, dell’intelligenza artificiale, della robotica e dell’applicazione in chiave digitale di diversi ambiti manifatturieri, artigianali e creativi;
  • l’adozione di approcci didattici innovativi, anche attraverso il sostegno all’accesso a nuove tecnologie,  la creazione di ambienti di apprendimento adeguati e propedeutici a una didattica progettuale, modulare e flessibile la promozione di risorse di apprendimento online;
  • il sostegno, in linea con l’Agenda Digitale per l’Europa, al processo di digitalizzazione della scuola.

Il progetto “Sono connesso 3.0… dunque sono” prevede diverse azioni al fine di introdurre l’uso delle nuove tecnologie nella didattica in ogni aula e laboratorio dell’Istituto, con l’obiettivo di migliorare il successo formativo degli studenti.

Una delle azioni previste è l’apertura di due pagine web, all’interno del sito della scuola, dove offrire contributi e spunti a docenti ed allievi con il fine di aumentare le nostre conoscenze e competenze nell’ambito del mondo virtuale.

Come la rete ci insegna, queste pagine saranno in continua evoluzione, grazie anche ad eventuali suggerimenti e contributi che possono essere inviati all’indirizzo:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Technologist#A.F. (17/01/2016)