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Giovedì, 14 12 2017

Sono connesso 3.0... dunque sono

Genitori social e tutela dell’immagine dei minori

È sempre più diffuso il fenomeno dei “genitori social”: fotografano i figli e postano le loro foto sui social network, Facebook in primis. Pubblicare sui social network equivale, spesso, soprattutto quando non si è in grado di impostare correttamente la privacy del proprio profilo, a rendere disponibili ad un pubblico indefinito le immagini o le informazioni condivise. Sul piano giuridico le conseguenze di questo comportamento esistono e non sono affatto trascurabili.

Che cosa accade, infatti, se i figli, una volta cresciuti, si rendono conto di quanto postato su di loro e non vogliono che queste informazioni o immagini circolino sul web? Diverse potrebbero essere le ragioni di ciò: semplice imbarazzo o effettivo interesse a mantenere riservati dati e caratteristiche loro proprie. Il minore ha voce in capitolo a riguardo? E, se così non fosse, non sarebbe minata la tutela piena ed effettiva di un diritto della personalità, costituzionalmente garantito?

Per provare a rispondere, le questioni da analizzare sono principalmente due: la prima riguarda la tutela giuridica dell’immagine e il conseguente possibile diritto di utilizzo di questa da parte di terzi; la seconda, più nello specifico, è il grado maggiore di tutela di cui godono i soggetti minori nel nostro ordinamento. Per minore s’intende il minore di 18 anni che nel nostro ordinamento è incapace legale, in quanto non possiede la capacità di agire. Il motivo alla base di questo assetto è che il legislatore ha ritenuto che il minore di anni diciotto non sia in grado di disporre dei propri interessi in maniera tale da non essere di danno per se stesso, vista la giovane età. Si tratta di un soggetto che, pur disponendo della capacità giuridica, quindi titolare di interessi, è un soggetto debole che necessità di una tutela maggiore. Allora il legislatore ha preferito, nella più parte dei casi, affidare ai genitori il potere di disporre degli interessi dei figli, ritenendoli essere coloro che, più di chiunque, sono spinti a perseguire l’interesse dei figli. Norme specifiche di tutela si rinvengono anche nel Codice di procedura penale, potenziate, in tema di diritto alla riservatezza con la L. Gasparri. L’attenzione verso il minore nel nostro ordinamento è dimostrata anche dal fatto che la sua tutela è talmente estesa che, addirittura, il suo diritto alla riservatezza prevale sul diritto di cronaca. Si legge nell’art. 7 del “Codice di deontologia sulla privacy dei giornalisti” il quale ha forza di legge nel nostro ordinamento: “[…] il giornalista non pubblica i nomi dei minori coinvolti in fatti di cronaca, né fornisce particolari in grado di condurre alla loro identificazione. […] Il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca; qualora, tuttavia, per motivi di rilevante interesse pubblico e fermo restando i limiti di legge, il giornalista decida di diffondere notizie o immagini riguardanti minori, dovrà farsi carico della responsabilità di valutare se la pubblicazione sia davvero nell’interesse oggettivo del minore, secondo i principi e i limiti stabiliti dalla “Carta di Treviso”.

Il nostro ordinamento tutela l’immagine all’art. 10 del Codice Civile, il quale prevede che possa essere chiesta al giudice l’inibitoria nel caso in cui l’altrui immagine venga diffusa fuori dai casi consentiti dalla legge e, salvo il risarcimento del danno (ex art. 2043 e 2059 c.c.). La Legge sul diritto d’autore è chiara all’art. 96 quando individua, quale presupposto necessario per la diffusione dell’altrui immagine, il previo consenso della persona interessata (fuori dai casi dell’art. 97). Anche il Codice Privacy è rigido nel ritenere applicabili le proprie disposizioni alla diffusione di dati personali, anche qualora questa sia effettuata da persone fisiche e per scopi esclusivamente personali (art.5). Nel caso in cui la violazione delle regole sul trattamento dei dati provochi danni, all’art. 15 ne è previsto il risarcimento ex art. 2050 c.c.. All’art. 23, poi, si richiede il consenso dell’interessato per il trattamento dei suoi dati. In assenza vi è il rischio di condanna alla reclusione fino a due anni, secondo quanto previsto all’art. 167 dello stesso Codice. Il nuovo Regolamento UE, a cui gli Stati membri si dovranno allineare entro il maggio 2018, benché non si applichi, per espressa previsione, al trattamento di dati effettuato da persone fisiche sui social network, esprime nel Considerando n. 4 l’essenza del diritto alla privacy nella società di oggi. Inoltre, impone un assetto giuridico in cui il diritto all’oblio va ad assumere un ruolo sempre più prominente e in cui l’attenzione verso la protezione della riservatezza del minore deve crescere.

Perché la diffusione dell’altrui immagine avvenga in conformità di legge è strettamente necessaria, quindi, una manifestazione di consenso dell’interessato. Ma passiamo ora alla seconda questione principale di cui sopra prendendo in considerazione il caso specifico del minore.

Abbiamo visto che nostro ordinamento prevede che sia il genitore (o tutore) ad esprimersi per i minori. Anche lo stesso Facebook ritiene sufficiente l’approvazione dei genitori per la pubblicazione di foto dei figli.

Ma, in una società come quella odierna, in cui tutto sembra ruotare intorno alla comunicazione, specie quella su internet e in cui spesso il nostro biglietto da visita è ricavato proprio dalle informazioni che circolano in rete, diventa sempre più fondamentale la protezione del diritto alla riservatezza dell’individuo.

Viene spontaneo chiedersi, allora, se sia giusto affidare ai genitori il potere di disporre di questo diritto al posto dei figli: se questa tutela non possa essere meglio garantita in altro modo. Ci si domanda se sia in linea con una piena tutela della riservatezza il fatto che il minore, una volta cresciuto, debba affacciarsi a una realtà in cui circolano informazioni sul suo conto, senza che queste siano state con essa condivise per volontà propria.

Il diritto alla tutela della vita privata è da ritenersi, come sostiene la maggior parte della dottrina, rientrante nel novero nei diritti della personalità tutelati all’art. 2 Cost.. Quale giustificazione si può trovare al fatto che siano i genitori a disporre di questo diritto al posto dei figli? Non parrebbe esserci alcun altro interesse in gioco, se non quello del padre o della madre a “vantarsi” un po’, di certo non meritevole di tutela in tale contesto. Si tratterebbe di esercizio della “responsabilità genitoriale”. Vi sono situazioni, come l’accettazione di un trattamento sanitario, in cui è coerente permettere al genitore di disporre dei diritti dei figli in funzione di tutelarne altri, spesso più importanti, potendo non avere il figlio sufficiente cognizione di causa; qui, però, sembrerebbe mancare questa necessità ulteriore di tutela. La Suprema Corte di Cassazione si è espressa in tema di “danno ingiusto” dei genitori nei confronti dei figli risarcibile ex art. 2043 c.c. ne ha riconosciuto la sussistenza nell’ipotesi in cui la condotta di un genitore, in violazione dei doveri che i genitori hanno nei confronti della prole, abbia leso interessi costituzionalmente rilevanti dei figli incidendo negativamente sul corretto sviluppo della loro personalità.

Se il figlio ha un’età per cui è in grado di esprimersi sul punto (si può ipotizzare dagli 8/10 anni in su) il genitore dovrebbe chiedere il suo consenso prima di procedere con la pubblicazione. Questo perché il bambino di 8/10 anni che va a scuola ormai da un po’, si confronta quotidianamente con gli altri, ha già una percezione di ciò che vuole che gli altri conoscano di lui e cosa no; è perfettamente in grado di disporre del proprio diritto alla privacy, soprattutto per quanto concerne i casi in cui non voglia che determinati dati vengano divulgati. Teniamo presente che il minore di quattordici anni deve dare il proprio consenso per l’adozione e deve essere sentito a riguardo quando abbia dodici anni. Inoltre vige nel codice civile, all’art. 336-bis, il diritto di audizione del minore. Si rinviene in questi esempi il tentativo del legislatore, anche in ossequio alla Convenzione di New York, di attribuire al minore la capacità di disporre in prima persona dei propri diritti non appena lo si ritenga in grado di farlo senza nuocere a se stesso. Lo stesso Codice di Procedura Penale attribuisce rilevanza al consenso del minore quando, all’art. 114, prevede [..] Il tribunale per i minorenni, nell’interesse esclusivo del minorenne, o il minorenne che ha compiuto i sedici anni, può consentire la pubblicazione”.

Se, invece, il minore in questione fosse un bambino piccolo? In tal caso, è da ritenersi giustificata la decisione dei genitori, a condizione che questa non venga presa senza considerare rischi e conseguenze delle loro azioni e che ci si impegni a chiedere il consenso ai figli per mantenere online i contenuti, non appena questi siano in grado di decidere.

In quei casi in cui il genitore posti senza consenso o si rifiuti di rimuovere contenuti su richiesta del figlio e questi non voglia rimanere inerte, il pericolo di essere convenuto in giudizio è concreto. A supportare l’azione giudiziale ci sarebbero, infatti, le summenzionate disposizioni di legge e poco o nulla potrebbe eccepire il genitore. Il figlio avrebbe gli strumenti per agire sia per l’inibitoria, sia per il risarcimento del danno, perlomeno quello non patrimoniale. Laddove il presunto illecito dei genitori risalga al periodo in cui il figlio era ancora minorenne egli si gioverà della sospensione della prescrizione ex art. 2941 c.c.. Nel caso invece in cui la pubblicazione sia avvenuta quando il figlio abbia già compiuto la maggiore età questi potrà agire direttamente con la medesima legittimazione che avrebbe qualora agisse contro un soggetto diverso (dovrà quindi adeguarsi alle normali regole sui termini di prescrizione per gli illeciti civili e penali).

Volgendo lo sguardo al panorama europeo, recentemente, in Austria, una ragazza diciottenne ha citato in giudizio i genitori che si rifiutavano di rimuovere da Facebook numerose foto che la ritraevano da bambina, per esempio, mentre mangiava. Il processo è ancora in corso, ma la parte attrice sembra avere buone probabilità di vedere accolta la propria domanda di inibitoria, nonché quella di risarcimento del danno.

(da: www.filodiritto.com di Micaela Jerusalmi - 7 dicembre 2016)

Technologist#A.F. (25/04/2017)


 

Professori sui SOCIAL: SI' o NO?

“Sì, così aiutiamo i ragazzi” “No, si perde autorità”
La vita della scuola va in rete. Ecco i pro e i contro

Nel 2013 in Renania-Palatinato, un Laender della Germania meridionale, si decise di vietare ai prof di avere alunne e alunni tra le loro amicizie su Facebook. Ma prima ancora c’erano stati provvedimenti analoghi in scuole italiane, negli Stati Uniti e in molti altri Paesi. 

Ogni volta ne sono scaturiti dibattiti, polemiche, schieramenti ma intanto il mondo è andato avanti. Dopo Facebook, nelle comunicazioni è entrato di prepotenza WhatsApp, ormai uno strumento presente nelle vite della stragrande maggioranza delle persone. E le scuole di certo non hanno fatto eccezione. Nascono i gruppi tra i genitori, spesso molto criticati. Ma nascono anche i gruppi professori-alunni che fanno saltare uno degli ultimi muri esistenti nei rapporti all’interno delle classi: il numero di telefono personale del prof è a disposizione di tutti, si può dialogare con lui o con lei 24 ore su 24. È giusto? È sbagliato?

Connessi 24 ore su 24 

Profondamente sbagliato, secondo Arianna Vennarucci, professoressa di storia e filosofia del liceo classico Giulio Cesare di Roma. «Ritengo che la distanza quando si è docenti possa essere un elemento formativo. Per gli studenti siamo figure che quasi non dovrebbero avere una vita. Siamo modelli, esempi di comportamento. Su Facebook è quasi inevitabile condividere materiali e opinioni di tipo personale. Diventa dannoso per il rapporto con i propri studenti, che si alimenta anche di un’aura tutta particolare. In casi di emergenza possono di sicuro utilizzare il mio numero di telefono, ma non è formativo avere un gruppo WhatsApp, con loro. Non siamo gli amici dei nostri studenti, siamo i loro professori. E tali dobbiamo rimanere». 

Guerrilla teaching 

Docenti vecchio stile, insegnanti tutti d’un pezzo ma sempre più rari ora che la rapidità e l’immediatezza delle comunicazioni social si impadroniscono delle nostre vite. «Mi ritengo un pasdaran dell’uso delle tecnologie», esordisce Paolo Fasce, professore di ruolo di matematica applicata e informatica all’I.S. Einaudi Casaregis Galilei di Genova. «Ma le tecnologie non sono pillole magiche, sono strumenti nelle mani dei prof» che, dal suo punto di vista, dovrebbero utilizzarli per lanciare «il Guerrilla Teaching, ovvero un ribaltamento della mentalità attuale - secondo cui gli insegnanti detengono il potere con il voto - che li trasforma in guerriglieri della conoscenza non più invulnerabili e invincibili, ma in grado di combattere le loro piccole battaglie didattiche coinvolgendo gli studenti grazie a microattività quotidiane». 

Un esempio? Paolo Fasce ha un gruppo WhatsApp con i suoi studenti, e lo usa in modo formativo. «Banalmente - racconta - qualche giorno fa uno studente ha scritto “un’amico” con l’apostrofo. Gli ho spiegato la regola. Ho corretto un solo studente ma nella chat ci sono 25 studenti e la spiegazione è toccata a tutti». Secondo Fasce, il professore in chat con i suoi studenti può servire molto anche nella lotta contro il cyberbullismo e nel corretto uso delle tecnologie: «Se genitori e insegnanti si ritirano da questo genere di interazione è più facile che gli studenti subiscano modalità di relazione non appropriate». Bisogna esserci, insomma, e continuare a guidarli anche sui social invece di arrendersi e lasciare ai ragazzi campo libero su quel terreno che può essere molto pericoloso. 

Cosa pensano i genitori 

I genitori si rendono conto di trovarsi di fronte a un problema davanti al quale chiudersi può essere una risposta, anche se non la migliore possibile. «Non è del tutto peregrina l’astensione di alcuni docenti dai social network - spiega Angela Nava, presidente del Coordinamento Genitori Democratici -. Si sono verificati episodi di cattivo uso dei social che lo giustificano. E con WhatsApp si è arrivati a un’invadenza che stravolge ogni confine, i professori che chattano con i ragazzi corrono il rischio di essere travolti da domande di ogni tipo a ogni ora. Sarebbe giusto che i regolamenti si occupassero anche delle nuove forme di comunicazione tra studenti e insegnanti perché sono innegabili la loro utilità e la loro potenzialità ed è un peccato dovervi rinunciare».

Uso intelligente 

Anche i dirigenti scolastici non se la sentono di condannare in modo assoluto le comunicazioni social tra studenti e professori. Mario Rusconi, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi: «Non sono un proibizionista in materia di social. Come tutti i nuovi mezzi di comunicazione vanno usati con intelligenza e parsimonia professionale. Rendono i contatti più rapidi, ma si deve evitare di farsi prendere la mano e lasciare che intervengano modi troppo confidenziali. Non si deve essere amici dei propri studenti, si deve riuscire a mantenere sempre il rigore professionale necessario».

(da www.lastampa.it - Flavia Amabile)

Technologist#A.F. (10/04/2017)


Il creatore del Web, Tim Berners-Lee: «Ecco le 3 sfide per salvare la Rete»

A 28 anni dal primo progetto del World Wide Web, l’informatico inglese ne ha parlato in un articolo sul Guardian

Tim Berners-Lee

Ha inventato il Web. Adesso vuole farlo sopravvivere. Secondo Tim Berners-Lee le cose da fare sono tre: prestare più attenzione il controllo dei dati che condividiamo online, elaborare una strategia contro le bufale e rendere ben identificabile la propaganda politica. Lo ha spiegato al Guardian, in un articolo apparso domenica, a 28 anni esatti dalla sua prima proposta di World Wide Web. «Nell’ultimo anno sono emerse tre tendenze che mi preoccupano molto», scrive. «E dobbiamo combatterle se vogliamo che la Rete resti una piattaforma aperta e democratica come è stata pensata». 

IL PRIMO PROBLEMA: «ABBIAMO PERSO IL CONTROLLO DEI NOSTRI DATI» 

Oggi la maggior parte dei siti si regge sulla condivisione di dati da parte degli utenti utilizzati per profilare gli utenti a scopo pubblicitario. Accettiamo in automatico lunghi “Termini e condizioni” che non leggiamo mai pur di accedere rapidamente ai servizi offerti da portali e app. «Ma c’è un aspetto che non consideriamo», sottolinea Berners-Lee. «Così noi rinunciamo a tutti i benefici che potremmo avere dallo scegliere di condividere soltanto in parte le informazioni e con chi decidiamo noi».  

In altre parole, se ci rendessimo più preziosi potremmo quasi certamente ottenere di più. C’è anche un altro aspetto. Condividere i propri dati significa anche renderci più tracciabili, cioè meglio controllabili con buona pace della nostra privacy. Nei Paesi in cui ci sono regimi repressivi questo può rappresentare un pericolo per gli oppositori politici. Di conseguenza si rischia di finire di auto-censurarsi. «Il che è esattamente il contrario rispetto a ciò per cui il Web è pensato», riprende Berners-Lee. 

DUE: LA DIFFUSIONE DELLE BUFALE  

Il secondo problema è un corollario del primo e riguarda la diffusione delle bufale attraverso i social network, questione che negli ultimi mesi, ha finito per travolgere anche Facebook. «Più clicchiamo su un sito più questo guadagna. Le informazioni che pubblichiamo online servono anche per proporci notizie in linea con i nostri interessi», ricorda Berners-Lee. Certe pagine ci mostrano link - fasulli - che rimandano a fatti sorprendenti o scioccanti o che comunque avranno un impatto sulla nostra sensibilità e che siamo portati a ripostare. Così le bufale proliferano, influenzando anche la politica e l’economia.

TRE: PIÙ TRASPARENZA SUI CONTENUTI POLITICI  

Anche il terzo aspetto è una conseguenza del primo. Ha a che fare con la propaganda politica online che, con la diffusione dei social, è sempre più personalizzata. «Durante le elezioni americane su Facebook giravano ogni giorno almeno 50mila varianti di pubblicità», racconta l’inventore del Web. Se così è, allora, uno stesso candidato potrebbe dire cose completamente opposte a due gruppi di persone diverse. Etico? Non molto. E ci sono casi - spiega ancora - in cui la propaganda rimanda a informazioni false che possono aiutare l’uno o l’altro candidato se non tenere la gente lontano dalle urne. Insomma: serve più trasparenza.  

LE PROPOSTE  

Qual è la ricetta? Berners Lee da’ qualche suggerimento: trovare nuovi modelli di business basati per esempio su sottoscrizioni o micropagamenti affinché i siti non debbano più vivere soltanto con i nostri dati e parte delle informazioni personali possano tornare nelle mani della gente. E ancora: bisogna rinnovare la lotta contro i governi che vogliono controllare il Web e incoraggiare Facebook e Google nella lotta alle bufale. L’importante è lavorare insieme. «Perché io posso aver inventato il Web, ma sta a tutti noi costruire il Web che vogliamo, per tutti».

(da www.lastampa.it – Lorenza Castagneri)

Technologist#A.F. (13/03/2017)


 E’ inutile essere sempre "connesso"... se sei "isolato"

(Roberto Mancini, filosofo, Università di Macerata)

Technologist#A.F. (25/01/2017)


 

SLIDESHARE. Condividere le proprie presentazioni con altri utenti.

Slideshare è un sito che permette di caricare e condividere le proprie presentazioni con altri utenti. Esso  può diventare un ottimo strumento di divulgazione nonché un luogo per scoprire contenuti ed informazioni che, diversamente, sarebbero stati difficili da reperire.

Le presentazioni condivise su Slideshare possono essere scaricate dagli altri utenti, ma anche incorporate (attraverso la funzione di EMBED) in blog, siti, o altri social network per agevolarne la diffusione.

Ogni presentazione può essere taggata e scoperta da altri utenti attraverso la funzione di ricerca per Tag (una sorta di parola chiave o concetto, che esprime efficacemente la risorsa).

Questi e altri applicativi del Web 2.0 sono caratterizzati: dall’interattività, favorendo la comunicazione bi-direzionale, dall’autorialità, tutti diventano produttori oltre che consumatori,  dalla socialità, in quanto aggregano gruppi e comunità favorendo la collaborazione.

La didattica 2.0 di Slideshare presenta le seguenti caratteristiche: va oltre la contrapposizione tra teoria e pratica, poiché l’ambiente di lavoro diviene spazio di apprendistato cognitivo: non più dalla teoria alla pratica, ma dalla pratica ai concetti; non più trasmissione del sapere, ma costruzione del sapere: si afferma la centralità del fare e del collaborare.

Per quanto riguarda le caratteristiche “sociali”, il servizio permette di commentare le presentazioni degli altri utenti e di contattarli direttamente.

Particolarmente utile è la possibilità di copiare la trascrizione del testo inserito nelle slide.

Slideshare utilizza un mix di tecnologie Flash e Ajax, per visualizzare le pagine occorre avere installato il plugin di Flash.

A differenza degli strumenti per creare direttamente presentazioni on line (Google Docs, Zoho, Teamslide o Thumbstacks), Slideshare non ha limitazioni di sorta nella grafica e nell’uso dei caratteri, semplicemente perché la presentazione viene creata offline e solo dopo caricata sul sito, che immediatamente la converte in un file Flash, diventa visibile allo stesso modo su qualunque piattaforma.

La pagina principale di Slideshare presenta un tripudio di thumbnail: sono le ultime presentazioni inserite, le più scaricate, quelle in evidenza. Cliccando su un thumbnail si accede alla pagina della presentazione. La presentazione si può lanciare (anche a tutto schermo), commentare, condividere, taggare e scaricare.

Sulla colonna di destra, appaiono presentazioni simili per argomento o tag.

Slideshare è ovviamente integrato con una serie di altri network (ad esempio MySpace e Facebook), ma in ogni caso la comunità di utenti che ruota intorno al sito è di per sé attiva e numerosa: sono gli utenti a tener traccia degli eventi passati e futuri più interessanti del momento, e naturalmente a creare i gruppi.

Più recentemente, Slideshare ha aggiunto alle sue funzionalità lo Slidecast, termine  originato dalla fusione di “slide” e “podcast”,  cioè un file multimediale che potenzia ulteriormente il valore della presentazione caricata in origine.

L’uso di questo programma (GRATUITO) è alquanto semplice, veloce e interattivo al massimo. Si può non soltanto condividere idee, pensieri e lavori ma anche integrare, fruire e visionare, in tempo reale, presentazioni e lavori di altri utenti, direttamente dal web, senza doverle trasportare su cd o chiavetta. 

Technologist#A.F. (17/12/2016)



220 libri in lingua inglese, disponibili online e gratuitamente per migliorare abilità di ascolto, lettura e comprensione.

Si tratta di un progetto dell’University of Southern Florida.

Detta Università ha messo a disposizione online e gratuitamente una collezione di 220 libri, suddivisi per autori, libri, genere, collezioni e livello di difficoltà.

I libri possono essere scaricati e stampati.

Il progetto costituisce, così com’è organizzato, un ottimo strumento per migliorare la listening e la reading comprehension.

VAI ALLA COLLEZIONE

Technologist#A.F. (27/11/2016)


 

INSTABOOK, una app per cercare il libro da cui è tratta una citazione 

Ti piace la citazione ma non sai da quale libro è tratta? Ci pensa Instabook. Gli sviluppatori sono italiani, hanno preso spunto da Shazam. L’applicazione è scaricabile gratis su Google Play

Instabook è firmata da ARAndroid, un team di sviluppo di applicazioni per sistemi Android nato, nell’estate 2012, dalla collaborazione di tre ingegneri italiani: Andrea Spostato, Ronny Meringolo e Angelo Ragusa.

«È il modo più facile per trovare i libri che stai cercando». Lo slogan scelto dai creatori Instabook per descrivere la loro app spiega in poche parole la sua utilità. Pensate a Shazam e spostate il concetto sulle citazioni. Quante volte vi è venuta in mente una frase, letta magari distrattamente, senza riuscire ad attribuirla al suo autore o a ricordarvi il libro che ve l’ha fatta conoscere? Instabook nasce proprio con questo scopo: risalire a un testo tramite una citazione. 

 

Instabook è scaricabile dallo store Google Play. È assolutamente gratuita, anche se ci sono delle funzioni che si attivano solo dopo l’acquisto (la ricerca vocale e la rimozione della pubblicità). L’interfaccia è abbastanza semplice: avviata l’applicazione ci si trova davanti a una schermata in cui inserire la citazione. C’è un secondo spazio, ma in questo caso riempirlo non è obbligatorio: è dedicato al nome dell’autore della frase. Se inserito, la ricerca di Instabook è più precisa e circoscritta.

La caccia al libro dura una manciata di secondi. Una volta terminata, Instabook presenta un’altra schermata dove, per pertinenza, sono ordinati i risultati. Cliccando su uno di questi è possibile leggera una scheda con il titolo del libro, l’autore, una breve descrizione e una valutazione (espressa in stelle). L’app permette all’utente di condividere le informazioni ottenute, ma anche di acquistare il libro su Google Play o di verificarne la disponibilità su Google Libri. 

(rielaborato da www.lastampa.it – Simone Vazzana del 12/11/2016) 

Technologist#A.F. (24/11/2016)


 

Come iniziare a seguire un corso online?

Sono 35 milioni i “learners” nel mondo: crescono le piattaforme per seguire corsi online, sempre più qualificati. E scendono in campo le grandi università, anche in Italia.

A fine 2015 risultavano essersi iscritti ad almeno uno degli oltre 40mila corsi online gratuiti qualcosa come 35 milioni di allievi, e questo fa pensare anche ad un certo numero di maestri virtualmente accessibili 24/7, pronti a dare un certificato e complimentarsi con chi ha fatto i compiti e superato l’esame. 

Il mondo della formazione permanente gratuita è vasto, attraente, giovane.

La data di nascita ufficiale dei Massive Open Online Courses, per tutti Mooc, è il 2012, quando i colossi dell’istruzione statunitense (Harvard e Mit da una parte con la piattaforma edX, Stanford dall’altra con Coursera) hanno dichiarato al New York Times il numero dei propri alunni (370mila edX, un milione e 700mila Coursera).

Oggi all’orizzonte si affaccia ben altro: la prima piattaforma cinese è XuetangX, già 5 milioni di learners e una crescita così vertiginosa da contare un milione in più solo nell’ultimo mese. C’è una particolarità da non sottovalutare, però: accede solo chi capisce e sa leggere il mandarino.  

DA CHE PARTE COMINCIARE?  

Basta andare su uno dei tripadvisor per lezioni online, Coursetalk o Class Central, per avere un’idea dell’offerta: a novembre sono partiti 1200 corsi, di cui 127 al debutto; tra le tante proposte c’è anche la possibilità di frequentare quelli col maggior gradimento e che quindi vengono riproposti. Uno di questi è Life of happiness and fulfillment di Rajagopal Raghunathan dell’Università del Texas a Austin, che riesce a coniugare in modo intelligente produttività e felicità, ed è stato valutato da 75mila scolari come uno dei migliori del 2015, mantenendosi al primo posto nella top ten per diverse settimane. Ma il vero fuoriclasse è Learning How to Learn di Barbara Ann Oakley dell’UC San Diego, un milione di matricole solo nel primo anno: registrato con webcam e realizzato con mezzi quasi improvvisati e un costo irrisorio, deve il suo successo a ingredienti di prima qualità: competenza, chiarezza concettuale e metodo, il tutto offerto con leggerezza e ironia. 

STIAMO CRESCENDO ANCHE NOI  

Eduopen, lanciato lo scorso aprile, è il progetto sostenuto dal Ministero dell’Istruzione e in pochi mesi ha già messo insieme ottimi numeri come 14mila iscritti e 68 insegnamenti offerti da 14 università italiane; altre stanno per aggiungersi con l’idea di fare di Eduopen la piattaforma italiana di riferimento per i Mooc. 

Del resto l’impostazione scelta (lezioni partecipative e tutorato) ha portato a tassi di completamento anche del 25%, davvero altissimi, vista la difficoltà nota a chiunque di impegnarsi sul serio in qualcosa che non costa niente. Sullo scenario italiano c’è anche Ca’ Foscari Open Knowledge e Federica.eu dell’Università degli Studi di Napoli; La Sapienza e Bocconi si appoggiano invece alla piattaforma Coursera e il Politecnico di Milano propone il suo Pok (Polimi Open Knowledge, 50mila iscritti e 16 corsi) con offerte diversificate per studenti, insegnanti, ricercatori. Su tutto vigila Emma (European Multiple Mooc Aggregator) il progetto triennale di ricerca finanziato dall’Unione Europea.  

cMOOCs o xMOOCs? Per alcuni corsi basta un’ora e mezza alla settimana, altri ne richiedono anche otto o dieci tra video, composizione di testi, letture, quiz: prima di avventurarsi, bisogna valutare il tempo a disposizione. Una volta scelto l’argomento, articolato in genere tra le 4 e le 12 settimane, si può cominciare a studiare: materiali testuali, video sottotitolati (8-10 minuti la durata ottimale, ancor meglio se interpuntati da domande), gruppi di discussione, quiz sui temi svolti, pagellino progressivo, esame finale, e spesso anche email che ricordano di completare i compiti entro la data di consegna. 

La distinzione fondamentale, a parte le capacità del singolo docente di bucare il video e mantenere viva l’attenzione dei suoi allievi, è tra il modello cognitivo tradizionale degli xMooc, caratterizzati da lezione frontale e quindi focalizzati sul contenuto, e i cMooc, che puntano invece sulla conoscenza ‘generativa’ ed enfatizzano al massimo la connessione, la formazione peer to peer, la partecipazione ai gruppi di discussione e ai numerosi social network collegati. 

STUDENTI ALTERNATIVI  

Parte da qui, da questa feconda connettività, una conseguenza della rivoluzione digitale destinata a irradiare l’intero sistema educativo: è l’esigenza di estendere l’offerta per accontentare i crescenti gruppi di alunni non tradizionali. Che studiano nel tempo libero come assaggio preuniversitario, per fare carriera o trovare lavoro o cambiarlo senza perdere il posto, per tenersi aggiornati, o anche solo perché studiare mantiene giovani. 

È un’utenza trasversale per età, interessi, provenienza geografica.

Manca ancora un nome per questo gruppo eterogeneo - popolazione, cittadini, in pratica, lifelong learners - destinato a crescere visto che nella società del 2050 ci saranno più ultrasessantacinquenni che bambini in prima elementare, e gli scolari virtuali potrebbero essere più numerosi di quelli tra i banchi di scuola.  

 

(rielaborato da Elena Cenzato  - www.lastampa.it del 14 novembre 2016 - L’esercito degli alunni online non smette di imparare: come iniziare a seguire un corso online?)

Technologist#A.F. (20/11/2016)

 


 

Le 5 competenze digitali che servono per trovare lavoro

Secondo Google in Italia ci sono 100mila posti vacanti per mancanza di “digital skills”. Ma cosa bisogna davvero avere per essere assunti?

Per trovare lavoro basterebbe davvero poco: saper usare bene il computer, avere un po’ di dimestichezza con le nuove tecnologie, essere in grado di sfruttarne le potenzialità senza mettere a rischio la sicurezza. Insomma: sarebbe sufficiente avere competenze digitali, richieste più dell’esperienza ma ancora difficili da individuare. L’Agenzia per l’Italia digitale si impegna da tempo - vedi il progetto Spid - per migliorare la nostra alfabetizzazione informatica. Il Miur ha da poco varato accordi con Ericsson e con Cisco per diffondere la cultura digitale a scuola. Tuttavia, secondo Google, in Italia ci sono almeno 100mila posti vacanti per mancanza di “professionisti digital”. 

Ma quali sono i nuovi requisiti necessari per essere assunti? Lo abbiamo chiesto a Patrizia Manganaro, la responsabile risorse umane di Everis, società di consulenza multinazionale in campo digitale presente anche in Italia. 

1.Avere conoscenze digitali generiche 

«Non basta conoscere ogni cosa del proprio ambito di studi trascurando tutto il resto. Indipendentemente dalla professione, bisogna sapere quali strumenti la tecnologia “di base” mette a disposizione e che è necessario saper usare per essere competitivi. Un avvocato deve sapere che esistono banche dati di libera consultazione, un medico che oggi si può tenere sotto controllo un paziente attraverso una app di telemedicina, un albergatore che esistono siti come Tripadvisor». 

2. Avere intelligenza digitale  

«Sta nello saper sfruttare le potenzialità della tecnologia non soltanto per lavorare in maniera più agevole o veloce ma per fare un lavoro migliore. Un esempio sono i nuovi mezzi di comunicazione. Skype, Facebook e Twitter sono fondamentali anche in ufficio, per mettersi in contatto con chi vive dall’altra parte del mondo, confrontarsi sui problemi, trovare contenuti originali. Utilizzarli con intelligenza è quasi come fare un’esperienza all’estero restando in Italia».

3. Essere consapevoli e saper gestire i rischi digitali 

«La corsa al progresso a tutti i costi è inutile. La tecnologia non è quasi mai il fine ultimo del nostro lavoro, deve essere uno strumento utile e positivo, non rischioso. Per chi sta lavorando per mettere a punto una app per una banca, il primo pensiero deve essere la sicurezza del denaro. Ogni servizio che la piattaforma può offrire deve essere subordinato a questo. Non bisogna mai perdere di vista i reali obiettivi da raggiungere così come è importante saper gestire i problemi che possono nascere in Rete: privacy, commenti negativi, oscenità, violenza».

4. Avere intelligenza emotiva digitale  

«Interagire con gli altri, clienti e colleghi, nel modo giusto, può essere difficile vis-à-vis e lo è ancora di più quando si lavora da remoto. Per creare un clima positivo attorno a sè in azienda, è importante soppesare bene la parola scritta comunicando in maniera professionale ma empatica. Avere l’attitudine a lavorare in gruppo, avere buona capacità di ascolto e arrivare a soluzioni condivise sono qualità che chi assume guarda sempre con attenzione».

5. Avere una identità e una buona reputazione digitale  

«È il primo passo. Come si fa a essere “trovati” altrimenti? Il nostro processo di recruiting - conclude Manganaro - parte dall’analisi dei curriculum su LinkedIn e Monster. Dopodiché contattiamo i candidati dai profili più interessanti per un colloqui di gruppo e individuali. Per molti oggi conta anche la reputazione online. Ci sono datori di lavoro che controllano le pagine Facebook e Twitter delle persone da esaminare. È sempre bene stare attenti a ciò che si pubblica. La propria vita in Rete può avere un impatto anche sul lavoro». 

(rielaborato da www.lastampa.it, Lorenza Castagneti - 21 ottobre 2016)

Technologist#A.F. (21/10/2016)


A lezione di cooperazione e sviluppo (on line: lascuolanelmondo.it)

 

E’ on line il sito “lascuolanelmondo.it” rivolto alle scuole di ogni ordine e grado sulle tematiche proprie dello Sviluppo. Le otto sezioni in cui è articolato il portale mirano a sensibilizzare gli studenti sull’importante ruolo giocato dalla Cooperazione Internazionale. Il sito è progettato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Il portale “lascuolanelmondo.it” vuole essere un ulteriore strumento didattico per i docenti e gli studenti. Oltre alle 8 sessioni tematiche – che vanno dalla Lotta alla fame e sicurezza alimentare; alla Lotta agli sprechi; alla Giustizia e diritti umani; a Ambiente, acqua e energia. E ancora da Istruzione e minori; a Emergenze, rifugiati, profughi, migranti; al ruolo della donna nello sviluppo; alla Tutela delle identità e delle culture – una sezione è destinata alle Buone Pratiche che le scuole andranno a realizzare.

Technologist#A.F. (14/05/2016)

 


L'atlante globale della giustizia ambientale 

(Ejatlas, Environmental Justice Atlas)

22 aprile 2016 (Giornata Mondiale della Terra)

Nel mondo assumono sempre maggiore importanza i conflitti ambientali. Popolazioni locali, organizzazioni, singoli cittadini, reti di studiosi si oppongono a progetti di “sviluppo” dannosi per il territorio e rischiosi per la sostenibilità della vita sulla terra. Da due anni esiste un atlante on line che offre un colpo d’occhio complessivo sui conflitti in corso nel mondo, e informazioni specifiche su ciascuno.

L’Atlante globale della Giustizia ambientale (Ejatlas), nell’ambito del progetto Ejolt (Environmental Justice Organizations, Liabilities and Trade), coordinato dall’Università Autonoma di Barcellona, è nato per costruire una base di dati a livello globale tramite una piattaforma online costruita in maniera congiunta tra ricercatori, organizzazioni locali ed esponenti di movimenti. I singoli conflitti ambientali sono narrati attraverso una ricca scheda tecnica che include le ragioni economico-produttive alla loro base, le tendenze degli investimenti nel settore, gli impatti del progetto, gli attori del conflitto e le caratteristiche della mobilitazione da parte degli oppositori.

Chiunque sia interessato a contribuire alla mappa mondiale e ha accesso a dati su vertenze locali, può iscriversi alla pagina web http://ejatlas.org/accounts/new o contattare il gruppo di ricerca dell’Ejatlas all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

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Esiste anche un atlante italiano.

Per contribuire all’Atlante italiano, può inserire i propri dati nella pagina web http://atlanteitaliano.cdca.it/accounts/new. I dati relativi a ogni caso vengono raccolti attraverso una scheda di circa 100 voci, contenenti sia dati qualitativi che quantitativi, e esaminati attraverso un processo di moderazione e validazione delle informazioni. Una volta geolocalizzato sulla mappa, il caso viene pubblicato online e reso disponibile al pubblico per commenti e feedback. In qualsiasi momento il caso potrà venire aggiornato o arricchito di ulteriori informazioni. In alcuni casi poi, dati geografici vengono applicati alle mappe per permettere analisi spazio-geografica e mappe tematiche. 

Technologist#A.F. (22/04/2016)


Come tutelarsi nell'era dei social network

DALLA VITA DIGITALE A QUELLA REALE

Il mondo delle reti sociali (da Facebook a Twitter, da Linkedin a Instagram) è in cambiamento incessante.

I social network offrono vantaggi significativi e immediati: semplificano i contatti, rendono possibili scambi di informazioni con un numero enorme di persone. Queste comunità on-line, però, amplificano i rischi legati a un utilizzo improprio o fraudolento dei dati personali degli utenti, esponendoli a danni alla reputazione, a furti di identità, a veri e propri abusi. Non esistono più, infatti, barriere tra la vita digitale e quella reale: quello che succede on-line sempre più spesso ha impatto fuori da Internet, nella vita di tutti i giorni e nei rapporti con gli altri.

Proprio con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza degli utenti e offrire loro ulteriori spunti di riflessione e strumenti di tutela, il Garante per la protezione dei dati personali ha ripubblicato con nuovi contenuti la guida ai social network pubblicata nel 2009, mantenendone però la struttura agile che ne ha favorito in questi anni la diffusione e il facile utilizzo, allo scopo di tutelare con efficacia giovani e adulti.

 Per scaricare la guida. 

Technologist#A.F. (17/04/2016) 


 Ma Internet aiuta davvero ad apprendere?

(di Mario Tozzi, primo ricercatore Cnr - Igag e conduttore televisivo) 
(NdT#A.F.: UN INTERVENTO CONTRO...)

Il vocabolario è stato compagno di generazioni di studenti, ma oggi rischia di andare in pensione per via di internet. È un bene? È vero, faccio molto prima a ricercare un lemma in rete: basta un click e arrivo subito al risultato. Dunque, in questo senso, tanta fatica risparmiata per la nostra ricerca di cosa significa “abaco” e da dove viene il termine “pagano”. Ma è sicuro che i vocabolari (in particolare i dizionari) fossero fatti solo per cercare il significato delle parole? Certo, quello è il loro scopo, ma forse c’era qualcosa di più, c’era il valore della ricerca e il piacere della scoperta: muoversi fra le migliaia di parole in centinaia di pagine e, intanto, scorrere altri nomi che suscitano la nostra immaginazione. Era un viaggio, un bel viaggio nel mondo di quanto gli uomini hanno inventato per nominare gli oggetti e le azioni. Mentre cerco “monade” mi imbatto in “monaco” o “monarca”, per un attimo mi soffermo a pensare e poi proseguo, e, quando sono arrivato alla definizione che cercavo, ho compiuto un brevissimo, ma dignitosissimo percorso di crescita.

Niente di tutto questo sul web: si arriva subito alla parola e stop. Forse i processi cognitivi stanno cambiando e la conoscenza, nel futuro, sarà fatta solo così: per collegamenti orizzontali che non hanno bisogno di approfondimenti, ma solo di capacità mnemonica di trattenere a mente gli indirizzi dei piani del sapere. In ogni caso questa memoria non sarà più nel cervello delle persone, ma negli hard-disk delle macchine. Così è disponibile sempre, in teoria, ma è difficile che venga riesumata. E il valore dell’itinerario cognitivo è stravolto. O scomparso.

Non mi nascondo dietro un dito: la rete è imbattibile per sapere al volo che tempo farà in Patagonia meridionale fra mezz’ora. Ma fa perdere quel tempo che pensavi di guadagnare, e può essere diseducativa, per conoscere la poetica di Jacques Prévert o le ragioni del fascismo. Ed è più faticosa e, in definitiva, se cerchi autorevolezza e completezza, quasi più lenta della ricerca sui libri. Ecco perché qualcuno ha già affermato che internet non ci rende affatto più colti o più intelligenti, ma, probabilmente, solo e soltanto più stupidi. È un assaggio rapido e distratto di molti saperi organizzati su piani orizzontali, senza alcun approfondimento verticale. Al suo cospetto, il libro suscita un pensiero molto più profondo e creativo (anche quando fosse digitale).

E non è che questo porti i vantaggi che ci si aspettava, neanche a scuola. Uno studio OCSE (2014) metteva in luce quello che già potevamo sospettare: l'uso delle tecnologie non favorisce nè la didattica nè l'apprendimento. Dove si usa internet durante le lezioni i risultati sono addirittura deludenti rispetto a dove non si usa. Insomma i tablet per uso didattico sono, in buona sostanza, armi di distruzione di massa e, mentre un libro lo sanno usare tutti, un pc magari ancora no. Qualche volta è una fortuna.

Technologist#A.F. (10/04/2016) 


DATI STATISTICI E DEMOGRAFICI PER IL MONDO: WORLDOMETERS

Le stesse statistiche in tempo reale (presentate per l'Italia sul sito Italiaora) su economia, demografia e malattie, relative alla situazione globale del mondo, possono essere lette sul sito WorldOmeter

Technologist#A.F. (29/03/2016) 


DATI STATITSTICI E DEMOGRAFICI PER L'ITALIA: ITALIAORA

Chi è interessato a conoscere tutti i dati statistici e demografici per l'Italia, deve andare sul sito ItaliaOra
Tutto in una pagina si possono guardare i numeri, aggiornato in tempo reale, riguardanti lo stato dell'economia del paese, il debito pubblico, evasione delle tasse, il guadagno medio di un italiano, il guadagno dei parlamentari, i matrimoni, i crimini, i disoccupati, i bambini nati e tantissimo altro.
Questa pagina è tutta da guardare, almeno una volta, per soddisfare la propria curiosità di sapere, effettivamente, come stanno le cose in questo martoriato paese.
Ci sono anche informazioni relative a internet, ai video Youtube e ad altre informazioni tecnologiche.
Le fonti sono diverse per ogni categoria di dati raccolti e ci sono l'Istat, il ministero dell'economia, la Banca d'Italia e tanti altri istituti di ricerca.

Technologist#A.F. (24/03/2016)


Repository di materiali didattici prodotti nell'ambito dei progetti PON 

(DAL MIUR) Come è noto, nell’ambito del Programma Operativo Nazionale (PON) 2007/2013, finanziato con il Fondo Sociale Europeo (FSE) “Competenze per lo sviluppo”, sono state attivate azioni specifiche di formazione in servizio dei docenti, alcune delle quali di carattere nazionale, in collaborazione con la Direzione Generale per il Personale scolastico di questo Ministero e con la collaborazione scientifica e operativa dell’Indire, nell’ambito delle quali è stata prodotta una vasta gamma di materiali didattici.

In merito, si richiama l’attenzione sulla specifica nota già emanata da questa Direzione Generale, con prot.n.AOODGAI/1323 del 12/02/2014, finalizzata a presentare e pubblicizzare le attività formative ed i materiali prodotti, sistematizzandoli e valorizzandoli su uno specifico Repository messo a punto dall’Indire, per renderli disponibili e fruibili, a supporto della prassi didattica e della professionalità docente. 

Il Repository, denominato “SCUOLA VALORE - Risorse per docenti dai Progetti Nazionali”, nasce non solo come risposta all’esigenza di diffondere e valorizzare il patrimonio di contenuti disciplinari realizzati da Indire nell’ambito dei progetti di formazione dei docenti finanziati con i fondi strutturali europei 2007/2013 e promossi nelle quattro regioni italiane Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia), ma anche come progetto volto a far crescere il sistema-istruzione, sostenendo i processi di innovazione e riforma e partendo dal presupposto che l’aggiornamento in servizio dei docenti sia una delle leve principali per migliorare la qualità dell’istruzione e le performance scolastiche degli studenti italiani. 

Tali materiali sono stati elaborati e costantemente aggiornati tenendo conto delle linee di indirizzo fornite dai documenti normativi succedutisi negli anni, proprio con l’intenzione di offrire un aiuto concreto ai docenti impegnati, quotidianamente, ad innovare la propria didattica coerentemente con i nuovi assetti ordinamentali e, nel contempo, con una particolare attenzione ai problemi attuali della ricerca scientifica delle discipline di riferimento, all’utilizzo didattico avanzato delle nuove tecnologie multimediali e della comunicazione, all’attiva partecipazione del discente nella costruzione della conoscenza. 

Ciò premesso, si informa che il suddetto Repository, è stato aggiornato con la pubblicazione di circa 200 nuove risorse rivolte ai docenti in servizio ed è accessibile all’indirizzo web http://www.scuolavalore.indire.it/ 

Il sito presenta una raccolta organizzata ad accesso libero e gratuito di oltre 800 risorse per i docenti sviluppate per i principali ambiti disciplinari, italiano, matematica, lingue straniere e scienze, e per i diversi livelli scolastici, scuola dell’infanzia, scuola primaria, scuola secondaria di I grado e II grado

Le risorse possono essere individuate attraverso una ricerca libera sia sulla base dei livelli scolastici, sia sulla base di un argomento specifico. 

I contenuti proposti, partendo dai bisogni che nascono sul campo, comprendono: riflessioni e approfondimenti teorici in ambito disciplinare, percorsi didattici da sperimentare in classe, video-lezioni, mappe concettuali, simulazioni, tutorial, suggerimenti per affrontare specifiche difficoltà di apprendimento, prove per la verifica degli apprendimenti degli studenti. In particolare le nuove risorse pubblicate sono arricchite anche da video animazioni o video documentazioni finalizzati a favorire e promuovere gli aspetti di analisi e di riflessione. 

Le attività presentate possono essere consultate, sperimentate, riproposte in un’ampia varietà di situazioni didattiche e riadattate in maniera personale in base ai diversi contesti. 

Le risorse didattiche sono così organizzate: 

Educazione linguistica e letteraria in un’ottica plurilingue 

Secondaria di I grado – Secondaria di II grado 

Docenti di italiano, lingue e civiltà straniere, lingue classiche e materie letterarie, italiano come L2 

Lingua, letteratura e cultura in una dimensione europea – Area Italiano 

Primaria - Secondaria di I grado – Primo Biennio Secondaria di II grado 

Docenti di italiano 

Lingua, letteratura e cultura in una dimensione europea – Area Lingue straniere 

Secondaria di I grado – Primo Biennio Secondaria di II grado 

Docenti di lingue straniere (inglese, francese, spagnolo, tedesco) 

Educazione scientifica 

Primaria - Secondaria di I grado – Primo Biennio Secondaria II grado 

Docenti di scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali

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Primaria - Secondaria di I grado – Primo e Secondo Biennio Secondaria di II grado 

Docenti di scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali 

PQM – Piano nazionale Qualità e Merito 

I e II classi Secondaria di I grado 

Docenti di italiano e matematica 

DIDATEC – Didattica e tecnologie 

Scuola dell’Infanzia - Primaria - Secondaria di I grado – Biennio Secondaria di II grado 

Tutti i docenti – Le risorse sono rivolte a due ipotetici livelli di competenza dei corsisti: livello base e livello avanzato. 

È possibile trovare i piani editoriali con le risorse pubblicate all’interno delle singole sezioni dei progetti. 

Per un approfondimento su Scuola Valore relativamente ai contenuti e ai progetti si vedano i seguenti link: 

Piano editoriale delle risorse pubblicate su Scuola Valore http://mediarepository.indire.it/iko/uploads/allegati/NXCAJ4G2.pdf 

Presentazioni dei progetti attraverso le puntate realizzate da RAI Scuola http://www.raiscuola.rai.it/categorie/scuola-valore-proposte-per-la-form...

Documento di presentazione di Scuola Valore http://mediarepository.indire.it/iko/uploads/allegati/NZCSQ9DP.pdf 

I materiali, già ampiamente sperimentati nelle Regioni Convergenza, vengono messi a disposizione di tutte le scuole del territorio nazionale, nel rispetto della normativa sui diritti d’autore, con il preciso intento di capitalizzare e diffondere una risorsa considerata strategica per sostenere e indirizzare la prassi didattica quotidiana e per innovare l’offerta curricolare, alla luce dei nuovi assetti ordinamentali introdotti con le Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d’istruzione, Riordino del secondo ciclo (Linee Guida per Istituti Professionali, Linee Guida per Istituti Tecnici, Indicazioni Nazionali per i Licei) e soprattutto del nuovo quadro di sistema varato con la Riforma della scuola di cui alla Legge 107/2015. 

La nuova strategia di riforma del sistema d’istruzione raccoglie importanti sfide innovative che richiederanno l’avvio di specifiche azioni di formazione del personale docente. Nello specifico, si richiama l’attenzione sulla recente adozione del Piano Nazionale Scuola Digitale che rappresenta uno dei pilastri attuativi della Buona Scuola, nonché sulla definizione in corso del Piano triennale di formazione del personale, di cui alla Nota MIUR n.AOODPIT/35 del 07/01/2016, che prefigura percorsi di sviluppo e ricerca professionale secondo nuovi modelli di formazione permanente e in ordine a tematiche considerate strategiche per un’efficace attuazione dei cambiamenti previsti. 

Technologist#A.F. (18/03/2016)

 


 

Statistiche in tempo reale (2): Gapminder

Un sito ancora migliore con statistiche mondiali, confronto fra paesi ed anche con lo storico fino a 200 ani fa è GapMinder.
Anche qui si può vedere la mappa mondiale e sopra ogni paese compare un cerchio colorato più o meno grande a seconda del numero che rappresenta.
Nel lato sinistro si può scegliere il parametro di confronto tra tantissimi, divisi in categorie: Salute, Economia, Energia, Ambiente, Popolazione, Lavoro e tanto altro.
Sul lato destro si può scegliere di visualizzare solo un paese.
Dopo aver selezionato, ad esempio, la percentuale di giovani che lavorano, si può andare sulla mappa e vedere la previsione del futuro ed i dati del passato, sulla barra temporale in basso.

Technologist#A.F. (1/03/2016) 

 


 

Ninite: per installare più "software freeware" con un solo click!

“Ninite” è un programma estremamente utile per tutti coloro che formattano più volte il proprio pc e non hanno mai voglia di perdere tempo a reinstallare tutti i programmi freeware!

Una delle cose più noiose e che fa perdere più tempo nel sistemare un computer è l’installazione dei vari programmi, software, di cui non riusciamo a fare a meno, per i quali perdiamo sempre molto tempo. Quando vogliamo installare programmi di base come messenger, winamp, winrar, vlc, un software antivirus, emule, utorrent, codec video, programmi di masterizzazione, browser, flash, java e tanti altri, pensiamo al tempo che si perderebbe, per scaricare ognuno di questi software andando a scovare il sito del produttore.

Di cosa si tratta?

Ninite è un tool che permette di installare automaticamente e in modo sicuro molti dei programmi gratuiti più utilizzati su Windows. La lista dei programmi che è possibile scaricare ed installare in pochi click, è davvero lunga e comprende quasi tutti i software che solitamente si installano su una nuova macchina.

Ninite permette di selezionare i programmi “gratis” che più ci interessano, scegliendo tra una lista di quelli più comuni ed utilizzati, ed installarli in blocco sul nostro Pc senza dover eseguire il processo uno ad uno!

GUIDA PER WINDOWS:

Ecco l’elenco dei vari step da seguire per poter installare con un solo click tutti i programmi necessari sul nostro Pc con il sistema operativo Windows:

  • Andiamo sul sito Ninite.com
  • Selezioniamo i programmi presenti nella lista che ci interessano e una volta scelti, premiamo il bottone ” Get Installer ” (vedi immagine)

NINITE

  • Dopo aver premuto il bottone, ci apparirà una pagina di riepilogo con tutti i programmi da noi selezionati nello step precedente. A questo punto, possiamo far partire il download del file .exe. Ninite riconosce automaticamente il nostro sistema operativo e scarica le versioni opportune!
  • Una volta terminato il download, partirà l’installazione dei nostri programmi ed il gioco è fatto!

Ah… il programma è disponibile anche per LINUX. 

Technologist#A.F. (15/02/2016)


Statistiche in tempo reale: Mappingworlds.com

Ogni giorno, all'interno delle sezioni di economia dei telegiornali nazionali, vengono diffusi dati statistici sulla crescita del paese, sul PIL (Prodotto interno lordo), sul debito pubblico, su quale città è più cara e su tante altre informazioni demografiche. Per conoscere tutte queste statistiche in tempo reale si può tranquillamente andare su internet e leggere tutto quello che è pubblicato dai vari istituti di statistica mondiali, per ogni paese del mondo. Ci sono statistiche macro relative all'economia generale dei paesi e dell'Italia, sullo stato di salute e sulla mortalità, sull'ambiente, ci sono informazioni sullo stato della pace e delle guerre nel mondo ed è possibile leggere calcoli precisi su praticamente tutti i settori: energia, cibo, salute, industria, istruzione, tecnologia, turismo, internet e cosi via. Ci sono anche alcuni siti molto utili per coloro che vanno in viaggio perchè permettono di farsi un'idea sui prezzi dei principali beni di consumo e dei servizi pubblici in una particolare città del mondo, confrontando se essa è più o meno cara di un'altra.

Per cominciare questa carrellata di siti web, partiamo da uno dei più completi: il sito americano Mappingworlds.com.
In questa pagina dinamica, in flash, compare la mappa del mondo con i vari paesi che sembrano disegnati non in scala.
Le dimensioni di ogni paese riflettono invece il numero del parametro scelto.
Ad esempio, se si volessero vedere i paesi con più popolazione, si noterà che il Giappone è più grande del Canada e dell'Australia.
Sulla sinistra si può vedere la classifica completa dal primo all'ultimo mentre in basso si può leggere un breve commento ed una previsione, per il futuro, scritta in inglese.
In alto si può scegliere quale statistica vedere tra 5 categorie: Persone con dati demografici, Pianeta con dati relativi materie prime, animali e agricoltura, Business con dati sull'economia e l'energia, Politica e Stili di vita.
Le fonti con cui questi dati sono prese sono visibili dal link Learn More e citano Amnesty International. 

Technologist#A.F. (01/02/2016) 


 

La tavola periodica degli strumenti tecnologici nella didattica

Lo staff del sito DailyGenius ha avuto un'interessantissima idea per la didattica digitale. Nell'intento di riorganizzare gli strumenti che le tecnologie offrono da spendere nelle attività didattiche dei docenti, hanno pensato di utilizzare una struttura molto nota al grande pubblico e con un ottimo impatto visivo: la tavola periodica degli elementi.

Lo staff è riuscito quindi a raggruppare diversi strumenti del web (e non solo) per la didattica nelle seguenti grandi categorie:

  • Social Networks,
  • Online Learning,
  • Multimedia,
  • Coding,
  • Classroom Teach,
  • Hardware,
  • Education Conferences.

Al posto di ciascun elemento chimico sarà possibile trovare una sigla che fa riferimento al nome del servizio o della struttura hardware di riferimento. Per esempio, il posto dell'idrogeno (H) è occupato dalla notissima piattaforma di microblogging Twitter (Tw).

Si può scaricare liberamente e condividere, citando la fonte, la tavola periodica degli strumenti tecnologici dell'educazione in allegato.

La collaboratrice di DailyGenius, Kathy Schrock, ha inoltre realizzato una versione cliccabile della tavola periodica in cui, con un click del mouse sull'elemento scelto, si verrà ricondotti direttamente alla risorsa.

Scarica qui la tavola periodica cliccabile

Technologist#A.F. (23/01/2016) 


Così il tuo smartphone sa tutto di te, e del tuo futuro 

 In un interessante articolo su "La Stampa" del 24 dicembre 2015 si racconta come grazie alla scia di dati lasciata in un giorno dal nostro telefonino si può risalire alla nostra mappa degli spostamenti, metadati, relazioni. Perché nessuno ti conosce bene come il tuo smartphone...

CLICCA QUI: Così il tuo smartphone sa tutto di te, e del tuo futuro.

Technologist#A.F. (18/01/2016)

 


"Sono connesso 3.0... dunque sono"

Con questo slogan la nostra scuola ha aderito a ottobre 2015 al Programma Operativo Nazionale (PON 1) e successivamente al PON 2 nel mese di dicembre 2015.

Il PON (Progamma Operativo Nazionale) “Per la Scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento” - Programmazione 2014-2020 è un Programma plurifondo finalizzato al miglioramento del servizio istruzione. Tale obiettivo è perseguito attraverso una forte integrazione tra investimenti finanziati dal FSE per la formazione e il miglioramento delle competenze e dal FESR per gli interventi infrastrutturali. Le azioni previste si articolano in un ampio ventaglio di ambiti, tra cui:

  • il potenziamento delle dotazioni tecnologiche e degli ambienti di apprendimento delle scuole, in stretto legame con l’edilizia scolastica per la creazione di ambienti di apprendimento adeguati alle esigenze di flessibilità dell’educazione nell’era digitale;
  • il rafforzamento delle competenze digitali di studenti e docenti, intese nella declinazione ampia e applicata di digital literacy, l’educazione ai media, alla cittadinanza digitale, all’uso dei dati, all’artigianato e alla creatività digitale;
  • il potenziamento degli ambienti didattici, sportivi, ricreativi e laboratoriali, per stimolare le competenze trasversali degli studenti, aumentarne il coinvolgimento a scuola e quindi favorire la propensione a permanere nei contesti formativi;
  • il rafforzamento di tutte le competenze chiave, non solo le competenze di base (italiano, lingue straniere, matematica, scienza e tecnologie, competenze digitali), ma anche quelle trasversali (imparare a imparare, competenze sociali e civiche, spirito di iniziativa e imprenditorialità, consapevolezza ed espressione culturale) essenziali per lo sviluppo personale, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione;
  • elevare il livello di competenza tecnologica e scientifica degli studenti, estendendo le applicazioni del pensiero computazionale e dell’informatica attraverso un fascio di competenze e tecnologie provenienti dai settori della meccanica, dell’elettronica, dell’intelligenza artificiale, della robotica e dell’applicazione in chiave digitale di diversi ambiti manifatturieri, artigianali e creativi;
  • l’adozione di approcci didattici innovativi, anche attraverso il sostegno all’accesso a nuove tecnologie,  la creazione di ambienti di apprendimento adeguati e propedeutici a una didattica progettuale, modulare e flessibile la promozione di risorse di apprendimento online;
  • il sostegno, in linea con l’Agenda Digitale per l’Europa, al processo di digitalizzazione della scuola.

Il progetto “Sono connesso 3.0… dunque sono” prevede diverse azioni al fine di introdurre l’uso delle nuove tecnologie nella didattica in ogni aula e laboratorio dell’Istituto, con l’obiettivo di migliorare il successo formativo degli studenti.

Una delle azioni previste è l’apertura di due pagine web, all’interno del sito della scuola, dove offrire contributi e spunti a docenti ed allievi con il fine di aumentare le nostre conoscenze e competenze nell’ambito del mondo virtuale.

Come la rete ci insegna, queste pagine saranno in continua evoluzione, grazie anche ad eventuali suggerimenti e contributi che possono essere inviati all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Technologist#A.F. (17/01/2016)

Sono 35 milioni i “learners” nel mondo: crescono le piattaforme per seguire corsi online, sempre più qualificati. E scendono in campo le grandi università, anche in Italia